La tragedia del Mottarone

"Cosa è successo alla funivia". La verità dei periti sulla tragedia del Mottarone

Gli accertamenti dei periti sulla funivia omicida hanno portato alla luce sbagli che probabilmente potevano essere evitati

"Cosa è successo alla funivia". La verità dei periti sulla tragedia del Mottarone

Il 23 maggio 2021 la funivia del Mottarone cedeva causando la morte di 14 persone. Solo un bambino, Ethan, era sopravvissuto grazie al padre che gli aveva fatto da scudo.

Già dai primi accertamenti dei periti si erano riscontrati dei dettagli che avevano lasciato perplessità sulla causa dell'incidente. I tecnici avevano rilevato che alla base della rottura della fune c'era il "progressivo invecchiamento dovuto a fenomeni di corrosione, fatica e dissesti o torsione non adeguatamente monitorati: erano rotti due fili su tre".

Oggi, però, le cose potrebbero essere ancora più complicate.

Le analisi e lo slittamento delle indagini

"Tre fili lesionati ad 8 millimetri dal colletto della testa fusa della traente inferiore del veicolo 3". Questo è ciò che emerge dalla richiesta di proroga ottenuta dai periti nell'ambito dell'incidente probatorio sulle cause della tragedia. "Preme sottolineare che qualora tali lesioni si fossero riscontrate durante le ispezioni mensili previste da norme - sottolineano i periti - si sarebbe dovuta dismettere la testa fusa anticipando la data di scadenza della stessa".

È per questo motivo che il collegio dei periti guidato da Antonio De Luca, aveva chiesto una proroga del processo per "sopravvenute esigenze di ulteriori indagini e approfondimenti". I fili incriminati sin dal primo momento, infatti, costituiscono una causa dell'incidente, ma non l'unica. "Eravamo fiduciosi che lo svolgimento delle indagini frattografiche su un individuato gruppo di fili della fune collassata ci potesse fornire una luce sulle ragioni del collasso stesso - spiega De Luca in una mail inviata al gip -; poiché invece abbiamo trovato ossidazioni molto consistenti su questi fili, riteniamo di operare in maniera estesa le indagini frattografiche". Tali esami di laboratorio, da effettuare a valle delle prove già completate, potranno essere conclusi, però, soltanto a fine luglio e, quindi, la relazione finale potrà essere depositata entro fine settembre.

Rinviato dunque il deposito delle perizie disposte dal gip Annalisa Palomba nell'ambito dell'incidente probatorio pe l'udienza conclusiva. Alla lettera di De Luca, il gip ha risposto invitando gli esperti a specificare le attività da completare e quanto invece è stato completato. "Riteniamo giusta la necessità di approfondimento in ordine alle analisi frattografiche", ha dichiarato Palomba. Si vuole infatti evitare il rischio di lasciare inosservata una serie di informazioni e dati molto importanti, non solo per identificare le cause e gli ipotetici colpevoli, ma anche per far sì che "mediaticamente" non si speculi su certi elementi.

Tra le questioni per far luce sulle cause dell'incidente non solo l'attivazione dei forchettoni

ma anche l'omessa manutenzione del cavo con la rimozione del manicotto che lo avvolgeva nel punto in cui si è era sfibrato per poi tranciarsi a pochi centimetri dalla testa fusa che con ogni probabilità andava sostituita.

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