Il tragico destino dell'altro ponte Morandi (in Venezuela)

Oltre al ponte di Genova, l'ingegnere Riccardo Morandi aveva progettato altri due ponti gemelli in Venezuela e in Libia. Il primo, realizzato a Maracaibo, era in parte collassato dopo la collisione con una petroliera di 36mila tonnellate

Dopo il crollo di un pezzo del viadotto dell'Autostrada A10, diventa inevitabile fare un collegamento con quanto successo nel 1964 a uno dei due altri ponti gemelli, progettati dalla stessa persona - l'ingegnere Riccardo Morandi - e realizzati in Venezuela e Libia. Infatti, mentre i lavori del ponte genovese erano iniziati da circa un anno, a Maracaibo il primo ponte Morandi era già realtà da due anni quando un tragico incidente ne provocò un parziale cedimento con un bilancio finale di 7 morti. Colpa di una petroliera di 36 mila tonnellate, che colpì il ponte causando il crollo improvviso di un tratto dello stesso.

I genovesi conoscevano bene la storia del ponte Morandi, inaugurato sul torrente Polcevera nel 1967 dopo quattro anni di lavori. Ma solo pochi "appassionati" erano a conoscenza prima di oggi dell'esistenza di altri due ponti gemelli, realizzati a Maracaibo (Venezuela) e Wadi al-Kuf (Libia). Se il ponte libico fu realizzato tra il 1967 e il 1971 e inaugurato nel 1972, e quello genovese costruito tra il 1963 e il 1967, il primo ponte Morandi in ordine cronologico fu proprio quello costruito nella baia di Maracaibo. Un ponte molto più lungo di quello genovese, 8,7 chilometri di strada realizzata a 86 metri di altezza.

Se il viadotto libico non ha mai avuto problemi, non si può dire la stessa cosa del gemello genovese. E neppure di quello venezuelano, che nell'aprile 1964 crollò sotto l'urto di una petroliera fuori controllo. Il ponte, intitolato al generale Rafael Urdaneta e dotato di 135 campate, collassò a seguito di un tragico incidente. Colpa della petroliera Exxon Maracaibo, da 36.000 tonnellate, che a causa di un guasto elettrico divenne ingovernabile all'uscita dalla laguna di Maracaibo e finì contro le pile 30 e 31 del ponte, ad oltre 600 metri di distanza dalle campate progettate per il passaggio del traffico navale. La violenza dell'impatto fu così devastante da causare il crollo completo delle due pile, trascinando in mare ben tre campate consecutive del ponte. Questo tipo di evento non era stato preso in considerazione durante la progettazione. Resta da capire se i ponti Morandi siano stati colpiti da una maledizione. O dietro ci siano delle criticità di tipo progettuale e strutturale.