"Tre buone ragioni per la schiavitù", il bambino mette a tacere la maestra

Il compito assegnato da un insegnante ai suoi alunni ha indignato molti genitori che hanno chiesto le scuse alla scuola

Una maestra di quarta elementare ha chiesto ai suoi piccoli alunni di trovare "tre buone ragioni per la schiavitù". E a scuola scoppia la polemica.

Jerome, un alunno di quarta elementare in una scuola di Wauwatosa nel Wisconsin (Usa), mostra alla madre il compito che la sua maestra gli ha assegnato per casa. Ma qualcosa non torna. L'insegnante ha infatti chiesto agli studenti di trovare tre "buone" ragioni per la schiavitù e tre cattive. La donna si è ovviamente indignata di fronte alla richiesta e ha pubblicato la foto del testo su Facebook. Ciò che però salta all'occhio è la risposta del bambino.

Jerome ha infatti risposto nell'unico modo in cui era possibile rispondere: "Credo che non ci siano buone ragioni per la schiavitù, perciò non scriverò nulla". Alla voce invece "cattive ragioni" ha scritto: "Morderli, separare i membri della stessa famiglia, fargli fare il lavoro che dovrebbero fare da soli". Per poi concludere: "Sono orgoglioso di essere nero perché siamo persone forti e coraggiosi". Altre mamme, oltre a quella di Jerome, si sono lamentate con la scuola per il compito assegnato. L'istituto è quindi intervenuto: "Ci rendiamo conto che le parole usate mostrano una mancanza di sensibilità e sono offensive. Ma lo scopo del compito non era che gli studenti trovassero la schiavitù accettabile, un concetto che va contro i nostri valori".

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Commenti

dank

Sab, 20/01/2018 - 00:50

Quando studiavo "storia dell'America del nord!" all'università era chiaro a tutti che gli "schiavi" del sud pre guerra di secessione stavano meglio ed erano tutto sommato più "Liberi" dei proletari neri che andarono a riempire le fabbriche del nord dopo la guerra di secessione.

Dordolio

Sab, 20/01/2018 - 07:19

Il mondo sta rimbecillendo e non se ne rende minimamente conto. Questa OTTIMA insegnante faceva la migliore didattica possibile. Non IMPONEVA un pensiero precostituito: "Scrivi perchè la schiavitù è una cosa cattiva". Ma al contrario INDUCEVA l'alunno a farci sopra un ragionamento, con l'ovvia conclusione che la schiavitù non poteva avere aspetti positivi. Il bimbo quindi - coinvolto in una valutazione - PARTECIPAVA all'elaborazione del concetto, non essendo un soggetto passivo. Dando comunque l'unica risposta possibile. Troppo difficile perchè i "politicamente corretti" lo comprendano.

Giovanmario

Sab, 20/01/2018 - 11:43

comunque sia.. parlare di schiavitù dove ci sono dei neri è come parlare di corde in casa ecc. ecc.