Cronache

Truffavano gli anziani con il trucco del "finto carabiniere", cinque arrestati

Una collaudata rete criminale telefonava agli anziani fingendosi avvocati o forze dell'ordine, con l'unico fine di estorcere denaro o gioielli. I coinvolti sarebbero responsabili di 23 episodi di raggiro

Truffavano gli anziani con il trucco del "finto carabiniere", cinque arrestati

Sono stati arrestati in cinque per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa aggravata. Le vittime erano tutte persone anziane. Così, questa mattina, i militari del comando provinciale di Milano hanno dato esecuzione tra Milano, Parma e Salerno, a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo lombardo, nei confronti dei cinque italiani, accusati di aver truffato gli anziani con la truffa del "finto carabiniere".

I fermati e l'operazione Condor

Secondo quanto riportato da Milano Today, dei fermati, uno era in libertà, mentre due erano detenuti nel carcere di Parma e di Eboli, in provincia di Salerno, uno era un sorvegliato speciale con obbligo di firma e l'ultimo era stato affidato in prova ai servizi sociali. L'arresto rientra tra le iniziative intraprese dal comando provinciale di Milano nel 2015, per far fronte a un crescente numero di raggiri (soprattutto tra la popolazione più attempata). Cinque anni fa, infatti, il nucleo investigativo aveva istituito una task force per monitorare la situazione a livello regionale, individuando i metodi più utilizzati dai truffatori. Quell'indagine si è conclusa con l'operazione Condor, lo scorso 8 novembre, con l'esecuzione di 51 misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari di Napoli su richiesta della direzione distrettuale antimafia.

Il caso specifico

Questa indagine, però, avviata nel maggio 2017, ha consentito di individuare un gruppo criminale specializzato alle truffe proprio nei confronti degli anziani, operanti nel nord Italia, con base operativa in provincia di Milano e strettamente collegato, anche per vincoli parentali, ai vertici della macro associazione dell'operazione Condor. Il gruppo, infatti, portava a Napoli i monili d'oro sottratti alle vittime, dove poi li cedeva e ne sfruttava gli introiti.

I ruoli e le modalità di truffa

Tra i cinque (e non solo) ognuno aveva degli incarichi particolari, che corrispondevano a delle azioni ben precise. Ai vertici stava il capo dell'organizzazione, che reclutava i telefonisti, istruendoli sulle modalità operative, che portava (ogni settimana) i proventi dell'attività a Napoli per monetizzarli. Poi, al di sotto, c'erano i due telefonisti, i quali contattavano le vittime, fingendosi avvocati o membri delle forze dell'ordine, riferendo che un parente stretto si trovava in stato di fermo perché coinvolto in incidenti stradali. I truffatori agli anziani spiegavano che era necessario il pagamento di una somma di denaro in contanti o la consegna di gioielli come cauzione, per liberare i familiari. A quel punto, i due operativi si presentavano alle abitazioni delle vittime (in accordo con il telefonista) qualificandosi come la persona inviata dal legale o dal militari e prelevavano il denaro e i gioielli. Nel gruppo criminale, il tesoriere (indagato in stato di libertà e che risponde solo di associazione per delinquere) si occupava di custodire i profitti dell'attività all'interno di casa sua (a volte messa a disposizione per fare le telefonate alle vittime).

Gli episodi

Secondo quanto ricostruito dall'indagine, il gruppo avrebbe commesso 23 episodi di truffa, di cui 18 consumate a Milano e cinque a Torino. Il valore dei loro raggiri ammonterebbe a circa 260mila euro. L'inchiesta si è avvalsa anche dalla testimonianza di un altro indagato, arrestato dal nucleo investigativo del capoluogo lombardo, per altri reati commessi e già condannato in un procedimebto stralcio a un anno e sei mesi.

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