La tv di Stato non tratta con i pagliacci

Un primo maggio così lungo non lo avevamo mai visto. Le polemiche sul Concertone e l'annessa querelle di Fedez non si spengono

La tv di Stato non tratta con i pagliacci

Un primo maggio così lungo non lo avevamo mai visto. Le polemiche sul Concertone e l'annessa querelle di Fedez non si spengono. Un breve riassunto: dal palco di Piazza San Giovanni il rapper fa un comizio pro ddl Zan, il giorno dopo piagnucola sui social lamentando una presunta censura perché gli organizzatori dello spettacolo gli hanno chiesto una lettura anticipata del suo sermone e, non pago, pubblica anche la registrazione di una telefonata in cui bullizza una vicedirettrice di rete. La Rai risponde con una querela e lui chiede di essere audito dalla Commissione Vigilanza di Viale Mazzini. Richiesta rifiutata, ma mamma Rai gli chiede un resoconto sui fatti del primo maggio. «Egregio dott. Lucia, la informo che la Commissione, che mi onoro di presiedere, ha convenuto unanimemente sulla proposta di non procedere alla sua richiesta di essere audito e di invitarla nuovamente a trasmettere una memoria, nella forma che reputa più appropriata, nella quale potrà evidenziare le sue considerazioni in merito ai fatti ed alle circostanze relativi al Concerto del primo maggio», scrive correttamente (pure troppo) il presidente della Commissione Alberto Barachini. Fedez prende la palla al balzo e replica subito via mail: con l'emoticon di tre pagliacci. Ora, vi rendete conto che siamo al livello di un bambino dell'asilo che insulta a colpi di «specchio riflesso, chi mi guarda è un fesso». Più in basso di così serve una trivella.

Ma Fedez probabilmente ne ha una in garage, perché poco dopo pubblica una storia su Instagram nella quale continua a prendere per i fondelli la tv di Stato: «Paura eh, questi erano quelli del contraddittorio», il tutto corredato dall'ennesima immagine di un pagliaccio. Che, ormai, è il suo marchio di fabbrica. Praticamente un dissing, che letteralmente significa disrespecting, mancare di rispetto, una faida verbale molto in voga tra i rapper. Ed è esattamente quello che sta facendo lui, con la differenza non da poco che dall'altra parte non c'è un trapper di periferia, ma c'è lo Stato. E il problema è proprio questo: aver trasformato un cantante in un interlocutore istituzionale. Lasciamo cantare e, fin quando è possibile, lasciamo le faccine, le emoticon e le minacce lontano dalla politica. Per i pagliacci c'è solo un posto giusto: il circo.