Vannini, azione disciplinare contro il magistrato dell'inchiesta: "Indagini superficiali"

La decisione presa dal ministro Alfonso Bonafede: le indagini hanno arrecato "un ingiusto danno ai genitori del ragazzo"

Nuovi importanti sviluppi relativi al caso Marco Vannini. Come riportato da Il Messaggero, Alfonso Bonafede ha avviato un'azione disciplinare nei confronti del pm titolare dell'inchiesta: il ministro della Giustizia valuterebbe "superficiali" le indagini sulla morte del giovane tanto da aver arrecato "un ingiusto danno ai genitori del ragazzo". Nel mirino del Guardasigilli è finita Alessandra D'Amore, il sostituto procuratore attualmente in forza alla procura generale di Roma dopo essere stata in servizio per oltre 10 anni a Civitavecchia. Intanto il pm D'Amore avrebbe già chiesto di essere ascoltato da chi di competenza.

Il ministro, che già lo scorso maggio spedì gli ispettori ministeriali presso la procura civitavecchiese, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione pubblica; invece aveva condannato platealmente il presidente della Corte d'assise d'appello, Andrea Calabria, che alla lettura della sentenza intimò alla madre di Marco di smetterla di protestare onde evitare di "farsi una passeggiata a Perugia" ed essere denunciata di conseguenza per oltraggio alla Corte. Pronta era stata la replica da parte di Bonafede: "Ritengo che sia inaccettabile, e sono indignato per questo, che un magistrato interrompa la lettura del dispositivo della sentenza per dire questa cosa. Come ministro della Giustizia ho già attivato gli uffici affinché vengano fatte tutte le verifiche e gli accertamenti del caso".

I misteri

La decisione è arrivata dopo la sentenza della Cassazione che ha stabilito un appello bis per tutta la famiglia Ciontoli: per gli ermellini, il sottoufficiale della Marina militare con un ruolo nei servizi segreti va giudicato di nuovo poiché non si trattò di omicidio colposo ma di "volontario con dolo eventuale". Sul caso continuano a esserci dubbi e interrogativi. Domande che vengono spontanee: perché la villa dei Ciontoli non fu sequestrata dopo l'omicidio? Perché per Ciontoli, che si attribuì la responsabilità dello sparo, non fu emessa ordinanza cautelare? Perché non fu usato il luminol sulla scena del crimine? Perché ai periti della difesa non fu data la possibilità di accedere nella villetta di via De Gasperi?

E poi c'è il mistero della maglietta blu scomparsa: che fine ha fatto? "Era una t-shirt di colore blu. Non l’abbiamo mai più avuta tra le mani. Forse qualcuno di loro ha pensato di disfarsene perché magari sporca di sangue", la supposizione di mamma Marina. Ora si attendono le motivazioni della sentenza della Cassazione (che verranno rese note entro 60 giorni) sulla base delle quali si capirà se i giudici di secondo grado potranno accogliere perizie e nuove testimonianze.

Commenti

fedeverità

Ven, 14/02/2020 - 13:43

Tutta la famiglia in galera e la pm?????? Tutti dentro!!!

LUCATRAMIL

Ven, 14/02/2020 - 13:50

Le investigazioni dovrebbe farle un Ispettore esperto, che si fa autorizzare dal PM solo perquisizioni e simili, che poi produce i risultati al PM a cui spetta condndurre il processo. Invece il PM non è esperto di investigazioni e spesso parte con un pregiudizio, pilotando le indagini in un solo senso, mentre bisogna essere aperti ad ogni possibile scenario (mai visto il Tenente Colombo?). Meredith, Yara, Vigevano: in quanti casi abbiamo evidenza di indagini approssimative? ecco perché per quella parte della magistratura ci vuole l'azione di responsabilità.