Viaggio nella polizia: gli agenti stanno coi Forconi?

Stipendi bloccati a 1.300 euro e mangiati dalle tasse, straordinari non pagati e il disagio di non arrivare a fine mese. Gli agenti della mobile senza casco: "La misura è colma"

Viaggio nella polizia: gli agenti stanno coi Forconi?

Da Torino a Genova, da Milano a Gela i Forconi hanno fermato l'Italia e obbligato la politica ad ascoltare l'urlo di dolore di milioni d'italiani strozzati dalla crisi economica e dalla recessione. Nonostante i soliti infiltrati (antagonisti per professione) abbiano dato sfogo alla propria indole violenta, non sono riusciti a zittire quella che è una protesta lecita e tutt'altro che cruenta. Protesta a cui sembrano essersi uniti anche alcuni poliziotti che, in più occasioni, hanno tolto il casco e si sono messi a marciare al fianco dei manifestanti (guarda: video 1 - video 2). "Anch’io ho tolto il casco, molto volentieri - spiega al Corriere della Sera un agente scelto del reparto mobile della polizia che ieri a Torino si è tolto il casco tra gli applausi della gente - i motivi della protesta li viviamo anche sulla nostra pelle. E se la situazione non cambia, la disobbedienza civile rischia di dilagare anche fra le forze dell’ordine".

Le immagini dei poliziotti che marciano accanti ai Forconi hanno subito fatto il giro dei media. Frame che colpiscono perché riassumono bene la ferita aperta di un Paese in ginocchio. "Il nostro gesto è stato strumentalizzato", si affretta a chiarire ai microfoni di TMNews uno dei nove poliziotti che ieri presidiava l'Agenzia delle Entrate in corso Bolzano a Torino. In nove per tenere sotto controllo oltre trecento manifestanti. "Cosa avremmo dovuto fare? Ci siamo tolti i caschi come ha ordinato il nostro superiore, come gesto distensivo verso la folla inferocita", racconta il giovane che viene da fuori Torino e che oggi è in servizio davanti a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, dove sono venuti a manifestare operai della Fiom in cassa interazione e studenti universitari. "Ieri abbiamo lavorato tredici ore di seguito senza quasi bere o mangiare - continua - abbiamo fatto straordinari che non ci verranno pagati. Fa parte del nostro lavoro. Certo che anche noi poliziotti vediamo le cose che non vanno in questo paese, siamo lavoratori come gli altri, padri di famiglia spesso". Proprio per questo molti solidarizzano con la protesta. D'altra parte sono lavoratori come gli altri. Ieri sera, la questura di Torino ha escluso che dietro al gesto di togliersi il caso ci sia "la condivisione delle istanze dei manifestanti". Poliziotti, carabinieri e finanzieri si sarebbero tolti i caschi antisommossa solo dopo che "sono venute meno le esigenze operative che ne avevano imposto l’utilizzo". "Anche se è un gesto che qualche volta si usa fare per stemperare il clima - ribatte l'agente intervistato dal Corsera - in questo caso, quando è arrivato un ordine in questo senso, lo abbiamo fatto davvero con piacere".

Nel 1968, dopo gli scontri di Valle Giulia, Pier Paolo Pasolini aveva cantato la nobilità del lavoro dei poliziotti, "figli di poveri" che "vengono da periferie contadine o urbane". Non bisogna scomodare Pasolini, né tantomeno farci sorprendere dalle interviste che nelle ultime ore popolano i quotidiani per capire che gli agenti - poliziotti, carabinieri o finanzieri che siano - soffrono lo stesso disagio dei Forconi che nelle ultime ore riempiono le piazze d'Italia e denunciano le ferite della crisi. D'altra parte i problemi sono sempre gli stessi: la pressione fiscale che leva il fiato, gli stipendi bloccati, la crisi economica a cui sono appese milioni di famiglie famiglie e il disagio di non arrivare a fine mese. Ebbene, è questo il disagio che ha spinto alcuni poliziotti a sfilarsi il casco e andare a stringere la mano ai manifestanti. Quegli agenti sono gli stessi che, per 1.300 euro al mese, vanno a prendere sputi in faccia e bombe carta sulla schiena da No Tav e no global, pattugliano le strade per renderle più sicure, rischiano la propria vita per assicurare la nostra incolumità. "Viviamo una situazione di estrema difficoltà, quando facciamo ordine pubblico stiamo tutto il giorno in strada - racconta un agente - ci tagliano gli straordinari. La verità è che anche noi non ne possiamo più. E se la situazione non cambia, e anche piuttosto in fretta, molti vorranno legittimamente unirsi alla protesta con gesti di disobbedienza civile".

Anche i sindacati non hanno mancato di dare la propria solidarietà agli agenti in servizio. "Condividiamo e plaudiamo al gesto di quei poliziotti che si sono tolti i caschi in segno di solidarietà con quella parte dei manifestanti che ha pacificamente mostrato il proprio disagio per la grave crisi che attraversa l’Italia", commenta il segretario nazionale dell’Ugl Polizia di Stato, Valter Mazzetti. "Togliersi il casco - aggiunge il segretario del Siulp, Felice Romano - in segno di manifesta solidarietà e totale condivisione delle ragioni a base della protesta odierna è un atto che per quanto simbolico dimostra però che la misura è colma".

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