Viareggio dice stop alla teoria del gender

In Toscana la dirigente scolastica di un liceo classico ha deciso di bloccare due eventi di propaganda gender senza contraddittorio

Stop alla propaganda ideologica sul gender. A mettere una freno alla pressione sempre più forte delle associazioni Lgbt sull’indottrinamento gender a bambini e adolescenti questa volta è una vincente collaborazione tra scuola e famiglie. Che a Viareggio sono riuscite a bloccare alcuni incontri su tematiche Lgbt a senso unico e senza contraddittorio.

Arriva nel mese di ottobre il primo campanello di allarme. L' associazione “Difendiamo i nostri figli”, comitato impegnato nel garantire i diritti della famiglia, inoltra alla dirigente dell' ufficio scolastico regionale di Lucca e Massa Carrara, Donatella Buonriposi, una nota in cui esprimere i propri dubbi sulla recente adesione dei Comuni di Lucca e Capannori alla rete "Ready". Si tratta di un’associazione che, da anni, gode di un gran consenso e il cui ruolo, in collaborazione con le scuole, è quello di progettare incontri e seminari con i ragazzi di tutte le età per parlare dei diritti Lgbt, omofobia e tematiche arcobaleno. Progetti nei quali, il più delle volte, gli adolescenti finiscono casualmente, senza sapere di cosa si tratti e, sopratutto, senza che la famiglia ne venga informata. E a quel punto eccoli pronti a sorbirsi una cascata di slogan volti a professare l’idologia gender.

Tutto poco corretto secondo l’associazione che tutela la famiglia che, nella stessa nota, chiedeva all'ufficio scolastico di collaborare al fine di garantire il consenso informato della famiglia a tali incontri. Un modo per salvaguardare l’espressione del principio di libertà e la priorità educativa della famiglia. La richiesta è stata subito accolta dalla professoressa Buonriposi che ha deciso di distribuire il comunicato dell' associazione pro family ai dirigenti scolastici allegando assieme alle richieste una circolare di sensibilizzazione.

Un’iniziativa che si è dimostrata un successo. Anche i genitori stessi infatti, avevano lamentato preoccupazioni per alcuni appuntamenti decisi dalla scuola e sempre focalizzati sulle tematiche gender. Le famiglie si erano rivolte a Francesca Paola Bini, la dirigente del liceo classico Carducci di Viareggio, dopo essere venute a conoscenza del recente invito, recapitato ai propri figli, a partecipare ad un evento suddiviso in due giornate in cui si affrontava il tema della “violenza di genere 1052”, citando il numero del disegno di legge Scalfarotto sul contrasto all' omofobia e alla transfobia. In entrambe le giornate, gli incontri, non prevedevano contraddittorio.

Dunque, fogli alla mano, la dirigente scolastica ha deciso di valutare la natura di quelli incontri passati al vaglio prima del suo arrivo al liceo Carducci. E non ha avuto dubbi. Quegli appuntamenti per la dottoressa Bini non rientravano assolutamente nel progetto scolastico. Dunque, con una nuova circolare la professoressa ha informato i genitori che la partecipazione degli studenti sarebbe stata del tutto facoltativa previa il necessario consenso delle famiglie. Alle quali è stata inoltrata anche la lista completa dei relatori.

Una questione di correttezza verso la libertà educativa di ogni singola famiglia e una scelta che ha reso ai genitori gli strumenti per poter essere informati sui propri figli e, se necessario, spiegare loro, secondo i propri ideali, l’importanza o meno di partecipare ad eventi in cui gli organizzatori decidono di esplorare diverse tematiche da un solo punto di vista.

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