La vita dignitosa vale quanto la sopravvivenza

"La dignità dell'uomo è intangibile": sono queste le parole che aprono la Costituzione della Germania, riprese dal presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble

La vita dignitosa vale quanto la sopravvivenza

«La dignità dell'uomo è intangibile»: sono queste le parole che aprono la Costituzione della Germania, riprese dal presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble e interpretate così: «È assolutamente sbagliato subordinare tutto alla salvaguardia della vita umana».

Questa pandemia ci ha portato a riflettere sulla morte, un evento inevitabile, sempre presente, che ancora nella mia famiglia, di quasi un secolo fa, veniva vissuto come qualcosa di sempre presente, contestualizzato, proprio perché la morte dei familiari, giovani e vecchi, avveniva generalmente in casa. In casa, erano morti i miei nonni e, ancora, i miei genitori. Oggi la morte è nascosta negli ospedali e nelle case di ricovero, lontana dalla vista e dalle emozioni dei vivi, non nominabile, almeno finché non accade, perché essa è la grande oscenità di una società che deve produrre e competere.

È inutile essere ipocriti: nelle politiche sociali non ci sono valori assoluti, neppure quelli in difesa della vita: si fa quello che conviene, si decide per opportunità. L'automobile è un'arma micidiale, falcia vite innocenti, giovani e vecchi, ma non si è mai pensato di abolirla per la salvaguardia della vita. Non conviene. Il prezzo economico che verrebbe pagato, lo si ritiene superiore al prezzo di vite ammazzate.

Dunque, a quale dignità della vita fa riferimento l'articolo della Costituzione tedesca? Lo spiega bene Schäuble: alla dignità che conviene, a quella valutata attraverso un semplice calcolo di opportunità. La dignità della vita evocata è quella che allontana lo scandalo della morte, l'irrazionale terrore della morte: una paura che disorienta le decisioni dei governi che, ci accorgiamo, affermano e revocano, decidono e offrono l'approssimazione delle decisioni. Il governo Conte è l'essenza dell'incoerenza comunicativa, l'irrazionalità della decisione.

Schäuble nel suo cinismo è, almeno, preciso: separa la dignità dalla vita. La dignità diventa nelle sue affermazioni un'entità astratta, e la vita è ciò che sfugge all'orrore della morte. All'illustre presidente del Parlamento tedesco, nobile protagonista di questa Europa che pensa ai soldi molto più che al significato della dignità della vita, non può venire in mente che nella vita stessa c'è la dignità del vivere?

La dignità, intesa in astratto, come un attributo della vita in generale, cos'è? È l'efficienza, la giovanile capacità di prestazione, l'integrità del corpo per la competizione. Se si separa il concetto di dignità dalla vita, è proprio tutto questo: la vita è degna di essere vita se è sana. Gli ammalati, i sofferenti, coloro che sono a un passo da questo schifo che si chiama morte, non hanno dignità.

Al presidente Schäuble torna facile affermare che lo sviluppo sociale non possa fermarsi se vieni intralciato nel suo cammino dalla fragilità di alcuni: oggi, in questa pandemia, quegli «alcuni» sono molti, sono un inaccettabile intralcio allo sviluppo economico, e la loro vita, non integrandosi in questo processo di sviluppo, non possiede dignità. È un modo di pensare terribile che ha in sé tutto il cinismo di una visione del mondo che considera l'efficienza il proprio punto di Archimede: se si prova a toglierlo, o solo a minacciare la sua eliminazione, crolla tutto.

La dignità della vita è il rispetto non di una vita astratta, ma delle singole vite che sono storia e tradizione, di giovani e anziani, che costruiscono quella comunità dove l'esclusione esprime un'indegna visione di ciò che si vorrebbe intendere per dignità della vita.