"Zelensky è in località segreta", lo spettro carestia e Orsini: quindi. oggi...

Quindi, oggi...: il problema del gas russo, il monopattino elettrico e Belgrado

"Zelensky è in località segreta", lo spettro carestia e Orsini: quindi. oggi...

- Conte cambia idea sulla spesa per la Difesa e minaccia di far cadere il governo. Per Giuseppi in questi tempi di crisi energetica non bisogna investire sulle armi, dunque qualora al Senato si dovesse tornare a votare per l’incremento degli investimenti militari, il M5S voterebbe “no” (dopo aver votato sì alla Camera). Cadrebbe il governo? “Ognuno farà la sue scelte”. Praticamente ormai governa il Movimento con la stessa chiarezza logica con cui pubblicava le autocertificazioni covid per uscire di casa

- Tabarelli, sulla Stampa, vi spiega un po’ perché i toni trionfalistici di chi predica l’indipendenza energetica da Mosca sono velleitari. Se ci rifiuteremo di pagare in rubli il gas, come già annunciato dal governo italiano e tedesco, “allora la risposta di Putin sarà dura”. Come? Blocco delle esportazioni, chiusura dei rubinetti, niente più gas: nisba. Una violazione dei contratti? Certo, ma voglio dire: questo ha invaso uno Stato sovrano, mica si preoccuperà di queste quisquilie. Cosa significa, per noi? “Vorrà dire razionare la domanda, perché di gas in giro non ce n'è proprio nelle quantità che importiamo”. In soldoni, il problema non sarà per chi userà più bicicletta e meno auto. O per chi abbasserà il riscaldamento di qualche grado. Le aziende consumano energia. E se l’energia costa troppo, diventano meno competitive. E se diventano meno competitive, non vendono il prodotto. E se non vendono il prodotto, licenziano. E se licenziano, son cavoli. Chiaro?

- grande, grandissimo colpo giornalistico di Maurizio Molinari: intervista “per la prima volta” Zelensky in Italia (per dire le stesse cose che twitta ogni giorno). Una frase del presidente ucraino però mi mette un tantino ansia: “Crediamo che alla fine l’intero mondo civilizzato si unirà a noi e insieme porremo fine a questa guerra”. Detta così, sembra che l’Ue, gli Usa e la Nato dovrebbero scendere in guerra. Il che non significa solo l’invio di armi (che stiamo già mandando), ma No Fly Zone o truppe Occidentali a Kiev. Cioè guerra. Guerra mondiale. Per ora, con sano realismo, sia la Nato che l'Ue hanno risposto picche

- riformulo l’appello ai leader mondiali, occidentali e orientali: leggete l’ultimo libro di Ken Follet sul possibile conflitto nucleare e rifletteteci un po’ su

- vorrei dire una cosetta sulla questione del “di chi è la colpa” della guerra in Ucraina. Non ci sono dubbi: l’aggressore è Putin. Punto. Vi basta? Per un giudizio morale sì, per la Storia no. Non voglio tornare sulle tesi di Orsini, sulla presunta espansione ad Est della Nato, sulle esercitazioni eccetera eccetera. Qui il punto è: si può ragionare un po’ di Storia, oppure occorre far partire tutto solo ed esclusivamente dalla scellerata dichiarazione di guerra dello Zar? Perché se applicassimo il principio secondo cui un'invasione cancella ogni ragionamento sul “prima” (conflitto in Donbass, Euromaidan, Azov, influenze russe), allora dovremmo fare lo stesso pure con le guerre del passato. Nessuno mette in dubbio (lo spero) che il nazismo fosse una follia e le conquiste di Hitler un crimine. Eppure i libri di storia concordano nel ritenere che umiliare la Germania con il trattato di Versailles fu un errore. Un abbaglio che gettò i semi per l’orrore a venire

- piccola postilla: Molinari oggi nella sua intervista a Zelensky scrive che il presidente ucraino ha risposto “da una località segreta in Ucraina”. Ma segreta a Kiev o segreta altrove?

- ormai è tipo il nostro amuleto: per ogni crisi, tiriamo fuori il monopattino elettrico. Col Covid il governo li ha pure finanziati, adesso scrivono che per evitare i rincari della benzina finiremo a girare tutti col due ruote a batteria. Si, come no

- cancellato il contratto Rai a Orsini. Non ne farei un martire, sia chiaro. Prenderà di più altrove, probabilmente per esporre le sue tesi giuste o sbagliate che siano (benedetta libertà d’espressione). Ma concordo con Gianni Cuperlo (e questa mi pare già una notizia): “ll professor Orsini sostiene un punto di vista che non condivido, ma tra questo e chiederne la messa al bando ce ne corre. (…) Dovremmo evitare di ridurre chi esprime un'analisi diversa e distante (anche radicalmente distante) a un avamposto mediatico del nemico”. Dopo due anni di televirologi, davvero il problema è Orsini? Siamo seri?

- Ucraina, la Tanzania si dichiara neutrale. E mo so dolori

- piccoli segnali nel discorso di Zelensky di fronte ai leader della Nato. Del suo intervento occorre osservare più ciò che non ha detto di quello che ha esternato. Due punti su titti: zero riferimenti all’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza, richiesta a gran voce in passato e poi abbandonata sull’altere delle trattative con Putin; e poi nessuna richiesta di No Fly Zone, già esclusa categoricamente un po’ da tutti, ma soprattutto ieri da Scholz, il quale non intende scherzare col fuoco (atomico)

- forse qualcuno di voi s’è perso queste frasi di Papa Francesco. Sentite qui: "La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni. Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l'acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!”. Ditemi: in quale delle categorie volete inserirlo? Putinista? Traditore? Pacifista? Anti-interventista?

- a forza di parlare di sanzioni, torniamo sempre lì: colpiamo oppure no il gas e il petrolio russo? Siamo disposti a soffrire il freddo, la recessione e la disoccupazione di massa per aiutare gli ucraini? No, è chiaro. Sanzioni che colpiscano l'importazione di fonti di energia dalla Russia - ha detto il premier del Belgio alla fine del Consiglio Europeo - “avrebbero un impatto devastante sull'economia europea, non credo che sia necessario”. E tanti saluti alle richieste di Zelensky

- mentre la Russia continua ignobilmente a bombardare l’Ucraina (ripeto, ignobilmente), la Serbia ricorda il 23esimo anniversario dell’inizio dei bombardamenti della Nato nella primavera del 1999. Per porre fine alla guerra del Kosovo, e garantirne l’indipendenza, gli Alleati sganciarono 78 giorni di bombe su Belgrado. Bollettino di guerra, per come riporta l’Ansa: le bombe Nato provocarono “la morte di almeno 2.500 persone e il ferimento di altre 12 mila, fra militari e civili. Danni valutati in decine di miliardi di dollari furono provocati alle infrastrutture, strade, ponti, fabbriche, scuole, ospedali, sedi di giornali, musei, teatri e siti culturali”. Il premier serbo Vucic, a una ventina d’anni da quegli eventi, ancora elogia gli “eroi” che si “opposero all’aggressore”. E definisce “ipocrita” la condanna alleata dell’aggressione russa in Ucraina

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