Dicono che sarà il futuro. La sfida è versare un bianco italiano già maggiorenne, non lontano dunque dai vent'anni e tornare a casa felici. A lanciarla Silvano Brescianini (nella foto), ceo di Barone Pizzini con solide radici nella Franciacorta e nel sogno realizzato di produrre le prime bottiglie biologiche della zona. Il campo di gioco è già gioia della gola con il classico Risotto alla pizzaiola e acqua di mozzarella del «Ristorante Berton», terra di uno chef per il quale non servono molte parole e consente di passare veloci al Bagnadore 2008 che sarebbe una sorpresona se a rovinarla non ci fosse un'etichetta che è di per sé garanzia. Ricca l'evoluzione, maturo al naso, ma fresco e piacevole in bocca. Scommessa stravinta e lodi alla Vigna Storica Roccolo da sempre vocata alla Riserva Bagnadore. Con Brescianini costretto a raccontare ancora una volta che si trova in uno dei punti principali di sfogo dell'antico ghiacciaio in fase di dissoluzione. Da qui l'interazione tra la parte ghiaiosa dell'antica morena e le deposizioni di argilla e limo dovute alle diverse velocità di scorrimento dei corsi d'acqua. Vocazionalità così importanti che nella parcella più giovane si è adottata la stessa genetica del primo impianto (1992) con accurata scelta dei ceppi e una selezione massale da propagare con gemme poi innestate e boschi e alberature a creare una biodiversità così ricca che si ritrova nella vitalità dei suoli.
Passaggio dunque al Bagnadore 2012: al suo picco della forma, bella freschezza in bocca e note di lime. Nel piatto arriva una superba Pluma di maiale al carbone, peperoni, zenzero e arachidi che accompagna verso un Bagnadore 2014 che intreccia equilibrio e freschezza: apparentemente molto più giovane rispetto ai soli due anni che lo separano dal precedente grazie all'annata fresca e piovosa, il profilo olfattivo è ampio e la speziatura intriga. Il Bagnadore 2016 a questo punto è completo, ma giovane e con prospettiva d'invecchiamento notevole, grazie alla straordinaria annata che si racconterà nel tempo.
Imperdibile l'Uovo di yogurt e mango di chef Berton che non è un uovo così come la Pipa surrealista nel quadro di René Magritte e accoglie l'Animante LA. Prima di passare, cambiando regione, ma non mano, a un San Paolo 2016 (dieci anni di bianco) che racconta le straordinarie potenzialità delle Marche.