C’è chi sceglie un vino per l’etichetta, chi per il prezzo, chi perché “lo bevono tutti”. Poi c’è chi, davanti allo scaffale, si ferma un attimo e si chiede cosa ha davvero voglia di bere. È da questa domanda che parte “Degustazione sentimentale. Storie di bottiglie giuste nel momento sbagliato”, il primo libro di Giulia Latini, in uscita il 26 febbraio per Sperling & Kupfer (256 pagine, 19,90 euro).
Latini, sommelier e content creator con una community che sfiora il milione di follower tra Instagram (bionditudo) e TikTok (iambiondi), prende il lessico del vino e lo sposta sul terreno delle relazioni. Il risultato è una sorta di carta dei vini emotiva, in cui gli uomini incontrati diventano bottiglie da stappare, assaggiare, a volte rimpiangere. L’analogia funziona perché è semplice e immediata: ci sono amori che salgono alla testa come un calice a stomaco vuoto, altri che promettono molto dall’etichetta ma al palato restano piatti, altri ancora che non ordineresti una seconda volta.
Il punto, però, non è l’elenco degli ex in chiave enologica. È lo sguardo doppio che attraversa il libro. Da una parte la Giulia che ha amato troppo, aspettato troppo, giustificato troppo. Dall’altra la professionista che ha studiato, affinato il gusto, imparato a riconoscere profumi e difetti. In mezzo, l’idea che forse si può diventare “sommelier di se stesse”: conoscersi abbastanza da capire cosa scegliere, e soprattutto quando una bottiglia — o una persona — non è adatta al momento.
Latini non indulge nel vittimismo né nella morale facile. Racconta relazioni anche complicate, talvolta tossiche, senza trasformarle in manifesto. Piuttosto le osserva con un certo distacco acquisito col tempo, come si fa con un vino che al primo sorso sembrava promettente e poi si è rivelato sbilanciato. Anche i malesseri, suggerisce, hanno un retrogusto che insegna qualcosa, se si impara a riconoscerlo.
Lo stile è quello che l’ha resa popolare online: diretto, ironico, con riferimenti alla cultura pop e un linguaggio accessibile. Il vino non è mai trattato in modo accademico, ma resta uno strumento narrativo per parlare di aspettative, autostima, desiderio di essere scelte e di scegliere. Il libro si rivolge a chi si è sentita “troppo” — troppo sensibile, troppo esigente, troppo emotiva — e prova a ribaltare la prospettiva: non è una questione di eccesso, ma di compatibilità.
Degustazione sentimentale è, in fondo, un memoir sentimentale travestito da manuale di degustazione.
Non offre ricette per l’amore giusto, né garantisce abbinamenti perfetti. Si limita a ricordare che la vita è una sequenza di assaggi e che imparare a dire “questo no” può essere un atto di cura. Anche quando la bottiglia sembrava quella giusta.