Affondo del politicamente corretto pure su Friends

L'ossessione compulsiva per le minoranze prende di mira anche la reunion della popolarissima serie tv Friends, che torna sul piccolo schermo alla fine di maggio.

Affondo del politicamente corretto pure su Friends

Anche Friends nel mirino del politicamente corretto. Di questo passo, tutte le serie tv dovranno rappresentare, come minimo: un omosessuale, una persona di colore, un transessuale e poi chissà quale altra minoranze etnica o sessuale presente sul pianeta. È polemica sui social network per la reunion, dopo 17 anni, di Friends, che sarà trasmessa alla fine del mese con i sei protagonisti originali insieme a numerosi ospiti famosi, tra cui Malala Yousafzai e David Beckham: il servizio di streaming Hbo Max ha dichiarato che manderà in onda lo speciale su Friends il prossimo 27 maggio, ma sul web molti utenti si chiedono se la serie tv rispetterà i nuovi dogmi del politicamente corretto e dell'inclusività. "Sono passati 17 anni dall’ultimo episodio e non vi siete ancora fatti amici neri?", si chiede un utente Twitter, come riporta l'Huffpost.

Il politicamente corretto contro Friends, vent'anni dopo

Secondo alcuni osservatori Aisha Tyler, che ha interpretato Charlie (fidanzata di Ross) in nove episodi della nona e della decima stagione dello show, è l’unica attrice nera ad aver ricoperto un ruolo significativo in Friends. Fra gli ospiti dell'attesa reunion, gli ex membri del cast Tom Selleck, che interpretava l'ex fidanzato di Monica, Richard, e Maggie Wheeler che interpretava Janice, l'ex partner di Chandler. Dall'industria musicale faranno le loro comparsate Justin Bieber, Lady Gaga e la band K-pop Bts: saranno presenti anche loro in Friends: The Reunion insieme all'attore di Game of Thrones, Kit Harington.

L'ultima puntata di Friends è andata in onda, dopo 10 anni, nel 2004: è stata una delle serie tv simbolo e più rappresentative degli anni'90, a cominciare dalla iconica sigla. Da vent'anni a questa parte, tuttavia, il mondo dello spettacolo è profondamente cambiato: ora la parola d'ordine è inclusività, per non dire politically correct, e chi non si adegua è spacciato. Cosicché sul web molti chiedono che la serie tv rappresenti in maniera adeguata anche le persone di colore, non accorgendosi che così fanno apparire gli afroamericani su un piano diverso, quasi fossero una minoranza "protetta" rispetto ai "bianchi", spingendo sul motore dell'identity politics. I cortocircuiti del politicamente corretto e della sua ideologia pervasiva e profondamente ipocrita.

Ma il politcamente corretto non era un'invenzione?

Eppure secondo i soliti intellettuali della sinistra al caviale, come la scrittrice Michela Murgia, il politicamente corretto non esiste, è un'invenzione della destra e dei conservatori per delegittimare le lotte della sinistra sui diritti civili. Un'argomentazione che ignora non solo la realtà e il dibattito in corso, soprattutto nel mondo anglossassone, ma anche una corposa bibligorafia, a cominciare dal capolavoro di Robert Hughes La cultura sel piagnisteo. La saga de politicamente corretto (Adelphi) pubblicato nel 1993, a dimostrazione del fatto che non parliamo di nulla di nuovo, anzi: secondo il manuale di storia della lingua inglese di Geoffrey Hughes, A History of English Words, l’espressione risale agli anni Sessanta. Quest’ultimo ha pubblicato sul tema nel 2009 l’essenziale Political Correctness: A History of Semantics and Culture.