"Vespe arrabbiate": il primo squadrone sui cieli della Normandia

Uniformi per confondersi e aeroplani dalle insegne molto visibili, così nei cieli della Normandia arrivò il primo "squadrone tattico" della storia

 Ali ben visibili e uniformi per confondersi: il primo squadrone tattico nei cieli della Normandia

C'è una curiosa discordanza in quello che venne ribattezzato 2° Tactical Air Force, nel gergo TAF, ossia il raggruppamento tattico che nella fase più delicata della Seconda guerra mondiale, garantì la tanto ridiscussa superiorità aerea agli Alleati durante l'invasione della fortezza Europa occupata dai nazisti. Chi è appassionato di storia ne saprà, ma molti neofiti si saranno domandati - almeno una volta guardando filmati e fotografie - per quale ragione gli aerei da combattimento che presero parte al D-Day in Normandia, invece di mantenere le loro consuete livree mimetiche per rendersi il meno evidenti possibili, avessero invece nelle grandi strisce bianche e nere sulle ali e sul ventre. Un singolare disegno che li faceva assomigliare, secondo i piloti da caccia canadesi almeno, a delle "angry wasps", ossia delle grandi "vespe arrabbiate”.

Costituita nel 1 giugno 1943, fu inizialmente affidata al comandato di Sir John d’Albiac, al quale sarebbe presto succedo il maresciallo dell’aria Sir Arthur Coningham: comandante che aveva già sperimentato le tattiche di supporto aereo ravvicinato per le truppe di terra in rapido movimento sul fronte del Nord Africa, e nella campagna d’Italia. Un punto sul quale torneremo a breve.

Ali vistose di "vespe arrabbiate"

Con i moderni caccia o cacciabombardieri Hawker Typhoon e Tempest, le nuove versioni del Supermarine Spitfire, i grandi e veloci cacciabombardieri di legno DeHavilland Mosquito e con i Mustang americani - le "Cadillac del cielo" - i piloti britannici, canadesi, polacchi, cechi, norvegesi, francesi, sudafricani, australiani, neozelandesi e ovviamente statunitensi fornirono un fondamentale e pionieristico "supporto aereo ravvicinato" (il noto Close Air Support, ndr) per sostenere le divisioni sbarcate in Normandia. Dalle prime fasi dello sbarco fino al consolidamento delle teste di ponte, e per tutta l'avanzata che si spinse, passo dopo passo, battaglia dopo battaglia, nel cuore dell'Europa nord-occidentale tra il 1944 e il 1945. Supporto che si realizzò effettuando missioni di bombardamento a bassa quota per distruggere bunker e casematte del Vallo Atlantico e ogni linea di collegamento per il trasporto di uomini, munizioni e mezzi, oltre che ingaggiando la Luftwaffe nei combattimenti aerei.

La loro peculiarità distintiva - almeno nelle primissime battute dell’invasione della Normandia e della successiva liberazione della Francia settentrionale - fu la presenza delle famose "Invasion stripes”: un disegno presente sulle ali e sul ventre degli apparecchi che contemplava tre strisce bianche alternate da strisce due nere. Questo particolare segno di riconoscimento, avrebbe consentito agli aerei alleati di essere facilmente riconoscibili e di non venire bersagliati dal fuoco amico. Una decisione necessaria dopo gli incidenti avvenuti nel corso dell’Operazione Husky (lo sbarco in Sicilia, ndr) che vide un intera formazione di aerei per il trasporto dei paracadutisti DC-3 bersagliati dal fuoco delle navi da guerra alleate e dalla contraerea appena sbarcata. Con una terribile conseguenza di 23 velivoli abbattuti e 37 danneggiati. Nel raggruppamento della TAF erano infatti presenti anche gli aerei per il traino degli alianti con le truppe d'assalto, oltre che i ricognitori fotografici e alcuni gli occhi dell'artiglieria navale americana che avrebbero dovuto fornire le coordinate per il fuoco di sbarramento.

Una divisa "semplice" per non distinguersi

Se i racconti dei “few” e dei giovani dai capelli lunghi che spiccavano nelle loro belle e uniformi blu avio, avevano reso emblematici oltre che ben riconoscibili i piloti della Raf, nel pieno dell’invasione della Normandia e delle complesse operazioni di appoggio e incursione nel cuore del territorio nemico, il passare inosservati nel cose venisse abbattuti, divenne un cruccio del Comando alleato come dei piloti stessi; che accettarono di buon grado la loro nuova uniforme basata una semplice battle dress color kaki: facilmente confondibile con quella di un comune soldato di fanteria.

Se un pilota fosse stato abbattuto, e si fosse trovato costretto ad atterrare dietro le linee nemiche, l’ordine - nonché la sua prima preoccupazione - sarebbe stata quella di nascondersi e tornare, passo dopo passo, verso la linea di avanzamento. La sua uniforme blu avio però, poteva essere scambiata alla distanza in quella utilizzata dalla Luftwaffe, e questo gli avrebbe potuto causare non pochi problemi. Compresa qualche fucilata, almeno nei primi giorni di concitate operazioni. Ci sarebbero diversi casi documentati in precedenza. La tenuta color kaki, oltre a rendersi assai più funzionale nel mimetizzarsi nella vegetazione normanna, era inoltre utile a proteggere il pilota dall’ira dei soldati tedeschi e non meno da quella della popolazione francese che - sebbene liberata - si trova sotto costanti bombardamenti costieri e aerei che spesso contarono vittime collaterali tra i civili. Ovviamente, come sempre accadeva per i piloti in missione sull'Europa occupata, una certa quantità di denaro in valuta francese, mappe del territorio stampate su foulard di seta, e particolari attrezzature come gli stivali da volo modello Escape, disegnati dal maggiore Clayton Hutton dell'MI9 per sembrare all'occorrenza delle semplici scarpe da uomo, erano concessi in dotazione ai piloti tattici.

Una missione chiamata superiorità aerea

Quando la testa di ponte iniziò ad espandersi nell’entroterra, gli Squadron del 2° TAF iniziarono a schierarsi su piste d’atterraggio avanzate, ad un passo dalle linee nemiche. Una strategia che fu possibile grazie agli sforzi del personale di terra della Raf che fu in grado di allestire degli aeroporti tattici avanzati dove potevano essere tenuti in allerta gli apparecchi “fondamentali” per portare a termine la tattica del “cab rank”: ossia il mantenimento di una riserva cacciabombardieri in allerta che potevano essere chiamati a fornire supporto aereo ravvicinato alle truppe in avanzamento. Questa delicata fase viene raccontata con commozione da Pierre Clostermann, testimone d’eccezione delle battaglie aeree che si consumarono nei cieli della sua Francia liberata nel suo romanzo “Le grande cirque”.

Dalla metà di giugno infatti, le missioni dei piloti tattici alleati si concentrarono sui veicoli corazzati e sul trasporto ferrato di armi e munizioni. I cacciabombardieri della 2°TAF, con le invasion stripes che ormai occupavano solo il ventre dei velivoli, e mano a mano scomparivano - come scompariva pure la presenza dei caccia della Luftwaffe nei cieli della Francia - attaccavano i panzer tedeschi con i primi “razzi” da 80 mm- progenitori dei moderni missili anticarro - terrorizzando il nemico al punto che l’avvistamento di un solo Typhoon era sufficiente a far abbandonare a decine di equipaggi i loro mezzi corazzati (almeno i più leggeri nella blindatura, ndr) se sorpresi in campo aperto. E palesando una superiorità aerea che si era rivelata essenziale per il successo dell’invasione.

Sebbene la presenza nei cieli della Luftwaffe fosse estremamente ridotta, non furono poche le occasioni in cui i più moderni caccia Fw-190 e i pionieristici prima caccia a reazione Me 262 cercarono e trovarono il duello aereo con i piloti alleati che si erano man mano stabiliti nelle basi avanzate. L’ultima notevole impresa ed eccezione, fu il grande attacco sferrato dalle forze aeree del Reich nel giorno di Capodanno del 1945: l’Operazione Bodenplatte. Obiettivo del comando di Berlino, infatti, era quello di tentare di ri-ottenere una superiorità aerea durante la battaglia delle Ardenne per consentire alle truppe tedesche di avanzare e respingere il nemico. In quell’occasione la forza aerea tattica alleata subì gravi perdite, la maggior parte a terra. Ma né questa offensiva fulminea, né l’impiego dei più moderni e straordinari caccia dell’epoca fu sufficiente a frenare l’avanzata alleata che puntava dritta a Berlino accompagnata dalla devastazione portata dai stormi dei bombardieri che riempivano il cielo, e ormai non venivano neppure più dipinti per essere mimetizzati. Erano solo letali frecce color argento vivo.

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