Anche per la fantascienza il piatto "corretto" piange

Colture robotizzate, carestie sulle astronavi, controllo delle calorie, lo zucchero come droga. Il mondo futuribile è sempre più indigesto. E somiglia al nostro...

Anche per la fantascienza il piatto "corretto" piange

Il curioso titolo di questo libro, Ma gli androidi mangiano spaghetti elettrici? (Edizioni della Vigna, pagg. 330, euro 15) ammicca a Ma gli androidi sognano pecore elettriche? , traduzione letterale del titolo di uno dei più famosi romanzi di Philip K. Dick, molti anni fa noto come Il cacciatore di androidi e poi, dopo il fortunatissimo film che ne trasse Ridley Scott nel 1983, con il titolo di quest'ultimo, Blade Runner . Ovviamente il titolo di questa antologia di racconti italiani è simbolico, come simbolica è la copertina di Luca Frasca che si rifà a una famosa scena di Lilli e il vagabondo . Ma qual è l'argomento del libro? In esso sono riuniti 18 racconti di fantascienza... gastronomica, scritti in occasione dell'Expo 2015 il cui tema, come tutti sanno, è «Nutrire il pianeta».

Ovviamente l'argomento cibo, alimentazione, problemi di approvvigionamento, spesso collegati a sovrappopolazione, guerre, carestie, disastri naturali, in un domani lontano o vicino, non è una novità, nell'ambito della science fiction , e vari autori vi si sono cimentati spesso con un approccio allarmistico e negativo, ma questa è, credo, la prima antologia a più voci sull'argomento. Le variazioni sul tema sono qui innumerevoli, pur se a mio parere in alcuni casi troppo tangenziali, ma quel che più colpisce è come i nostri autori si siano soprattutto concentrati sulla società terrestre (ma anche spaziale) del futuro alle prese con i problemi del cibo. Insomma, quella che una volta si sarebbe definita «fantascienza sociologica». In genere l'approccio è pessimista, ma non mancano racconti parecchio gustosi (nel senso di divertenti).

Intanto i tre curatori che si sono messi in gioco come autori: Francesco Grasso con La stirpe dei corvi immagina un'Italia meridionale comprata da una multinazionale tedesca che impone colture intensive e robotizzate per ottimizzare i raccolti, ma poi si scopre che l'esperienza dei contadini umani ne sa di più dei software; Marco Minicangeli e Massimo Mongai spostano il tema nello spazio: il primo in L'ultima caccia descrive un'astronave-mondo che deve affrontare il problema della carestia a bordo, risolvendolo in modo agghiacciante; il secondo con Chi ha veramente inventato il tonkatsu? E gli spaghetti? , mette in campo il suo eroe prediletto, Rodolfo Turturro, cuoco di bordo (con le sue Memorie Mongai vinse il Premio Urania 1997) e ormai chef spaziale, alle prese con una razza aliena che tenta di brevettare gli... spaghetti! Poi Giulia Abbate in Calendario della semina immagina che in futuro tutti i semi saranno brevettati e non esisteranno più piante alimentari liberamente coltivabili; e Davide Camparsi in La pecora perduta mostra pastori che conducono al pascolo greggi di... locuste, dato che il cibo prossimo venturo saranno gli insetti. Ma anche l'acqua potabile è un alimento, e nel futuro ipotizzato da Maico Morellini in La Confraternita dei Rabdomanti sarà più preziosa del petrolio e per il suo controllo si combatterà all'ultimo sangue.

Ma i due racconti più originali per il pessimistico domani che descrivono sono quelli di Michele Piccolino e Donato Altomare, anche perché sembrano collegarsi a contrario : in entrambe le società descritte l'imperativo categorico è mangiare meno e in modo ritenuto salubre, ma i risultati sono complementari. In Caramelle da uno sconosciuto Piccolino ha ideato un mondo il cui slogan è «Mangiare meno, mangiare tutti» che parafrasa quello della sinistra rivoluzionaria del Sessantotto. Per obbligare la gente a farlo è stata installata nella gola di tutti una centralina che conteggia le calorie ingerite, avendo ogni fascia di popolazione una soglia da non superare, varcando la quale la centralina punisce il «peccato di gola» provocando convulsioni e vomito. I pedofili di questa società provocano per proprio piacere le convulsioni nei bambini, offrendo loro dolciumi che sballano i parametri. Mangiare è inoltre divenuto un tabù sociale e non lo si può fare in pubblico e davanti a estranei. Mescolando questi fattori, uniti a uno stile efficace, Piccolino narra la storia di un pervertito del futuro il quale, scoperto, verrà condannato a un anno di tormenti, essendogli stata installata una centralina che stabilisce il limite di calorie giornaliere tra le 1500 e 2500, sicché il condannato, non sapendo come regolarsi, lo supera inconsapevolmente, venendo colto da sofferenze devastanti.

In Mens sana... di Altomare la situazione è quasi la stessa. Tutto comincia con le Disposizioni Obbligatorie Alimentari del 2043: il caffè è solo decaffeinato, il tè solo deteinato, al posto della carne si mangia soia e così via. Si scoprirà alla fine che tutto ciò ha lo scopo di mantenere il Quoziente Intellettivo della popolazione ai minimi livelli per poterla controllare meglio, essendo l'alimentazione impoverita, monocorde e invariata. L'alimentazione, però, come dice uno dei personaggi, non solo deve essere sana, ma anche equilibrata e completa. Sicché lo zucchero, venduto di nascosto, diventa la droga del futuro. Il protagonista, un ragazzino di quindici anni, commette un reato: mangia una vietatissima merendina e si associa a una comunità NO-DOA che invece si alimenta tradizionalmente, come nei tempi andati. Arrestato durante una retata dalla Polizia dell'Alimentazione, è rinchiuso in un Centro di Rieducazione Alimentare, dove viene sottoposto a esperimenti e scrive un memoriale che verrà trovato nel 2093 da un altro ragazzino che vive in un mondo ancora peggiore del precedente.

Insomma, non sempre «mangiare meno, mangiare tutti» e non sempre «mangiare sano» (quel che ci viene spacciato per sano...

) significa «mangiare in modo completo ed equilibrato». Alla faccia dell'estremismo e dell'intolleranza dei vegani, si potrebbe ben dire! Questa antologia è una lettura sfaccettata e appetibile sul futuro del cibo e sul cibo del futuro.

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