Assessora e avvocata: la grammatica paritaria

Tre università hanno stilato un documento con le linee guida del nuovo italiano paritario. Potete consultarlo qui

Assessora e avvocata: la grammatica paritaria

Questora e sindaca, assessora e avvocata, ministra e architetta, rigorosamente senza il suffisso "-essa" a cui siamo abituati. Già qualche tempo fa l'Accademia della Crusca auspicava un largo uso di queste parole, cercando anche di convincere i giornali a scriverle più spesso. Adesso, a supportare la battaglia dell'Accademia ci hanno pensato anche l'Università di Trieste, quella di Udine e la Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Hanno stipulato una "Dichiarazione d'intenti per la condivisione di buone pratiche per un uso non discriminatorio della lingua italiana".

L'obiettivo è quello di sensibilizzare la cultura di genere anche attraverso il linguaggio, scoraggiare l'utilizzo di tutte le forme legate a una visione discriminatoria del mondo per quanto riguarda il genere e promuovere l'uso di un linguaggio in grado di registrare anche la presenza del femminile. In particolare, emerge dal documento una dissimetria grammaticale riguardo il verbo. Un esempio è il seguente: nella frase "gli studenti e le studentesse sono stati sgridati" il verbo è al maschile, e infatti non si dice mai "gli studenti e le studentesse sono state sgridate". C'è chi sostiene che, per ovviare a questo problema, a Zurigo si è tenuto un convegno sull'asterisco. La frase, con l'asterisco, diventerebbe "sono stat* sgridat*". Una formula che permetterebbe di evitare ambiguità di ogni genere. Il documento riporta anche delle dissimmetrie semantiche, come l'uso del maschile come valore generico (l'animo degli uomini per indicare l'animo umano).

Nel documento, infine, vengono anche indicate le prime misure da adottare nella nostra lingua: "Attenzione costante agli aspetti del genere grammaticale da non declinare esclusivamente al maschile" e "visibilità del femminile attraverso l’inserimento di termini e declinazioni al femminile accanto a quelli al maschile", e soprattutto "la possibilità dell’oscuramento del genere attraverso uso di pronomi indefiniti, termini collettivi non marcati, uso della sintassi". Via libera alla sindaca, all'assessora e all'avvocata. O, se preferite, all'avvocat*.

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