Il "Campiello" va a Fontana. Battuti Mari e la star Corona

Nell'anno della scomparsa del fondatore Mario Valeri Manera, è Giorgio Fontana - il più giovane tra i contendenti, classe 1981 - con "Morte di un uomo felice" (Sellerio), il vincitore assoluto a sorpresa della 52ª edizione del Campiello

Giorgio Fontana con "Morte di un uomo felic", vince il Premio Campiello
Giorgio Fontana con "Morte di un uomo felic", vince il Premio Campiello

da Venezia

Nell'anno della scomparsa del fondatore Mario Valeri Manera, è Giorgio Fontana - il più giovane tra i contendenti, classe 1981 - con Morte di un uomo felice (Sellerio), il vincitore assoluto a sorpresa della 52ª edizione del Campiello. Ha ottenuto ben 33 punti di scarto su Michele Mari (74 preferenze per Roderick Duddle , Einaudi), e oltre un terzo dei voti, 107 su 291 della Giuria popolare. Promosso da Confindustria Veneto, il Premio ieri sera ha visto alla Fenice di Venezia la seconda conduzione di Geppi Cucciari e Neri Marcoré (in differita il 17 settembre su La7, alle 23). A contendersi la «vera da pozzo», con Fontana e Mari, anche La voce degli uomini freddi di Mauro Corona (Mondadori, dato per favorito fino all'ultimo momento), 43 voti, le 36 preferenze di Giorgio Falco con La gemella H (di nuovo Einaudi) e i 31 voti di Fausta Garavini e le sue Vite di Monsù Desiderio (Bompiani).

Fontana - che a teatro ha portato una claque : «Anche gli scrittori hanno amici, non li ha portati la casa editrice» (tra loro lo scrittore Marco Missiroli) - racconta così il romanzo: «È la storia di un magistrato alle prese con il terrorismo rosso nella sua fase terminale e in controcanto quella del padre partigiano nel nord di Milano. Il libro è un dialogo a distanza tra questi due uomini che non si sono mai conosciuti davvero, e il loro tendere a una società ideale, più giusta. Per scriverlo ho studiato tantissimo, perché sentivo sulle spalle la responsabilità di raccontare al meglio senza disegnare figurine e di ricostruire anche lo sfondo emotivo e umano. Non tanto la morte di Giacomo Colnaghi, ma quanto sia riuscito nonostante le contraddizioni a cullare la sua felicità».

Star della serata comunque Corona, il quale non ha smentito la sua immagine di uomo di montagna incoercibile, look di bandana e scarponcini rossi da scalata obbligatorio anche tra gli smoking di Confindustria: «Faccio il pagliaccio in tv per vendere libri, se no me ne starei più zitto». Sua anche la più bella definizione di Premio raccolta tra i contendenti: «I premi letterari sono come l'aspirina: fanno bene in quel momento, se li vinci. Se no fanno l'effetto di uno choc anafilattico». Il premio all'Opera Prima è stato assegnato a Stefano Valenti per il romanzo di denuncia e memoria sulle morti per amianto La fabbrica del panico (Feltrinelli). A Claudio Magris il premio Fondazione Campiello e a Maria Chiara Boldrini il Campiello Giovani per Odore di sogni .

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