Quando il web è "coca". Un saggio squarcia il velo sulla dipendenza da internet

Andrea Cangini alza il velo di silenzio attorno agli effetti nefasti del web (almeno del suo uso smodato). Tra ricerche e dati sconvolgenti, emerge la necessità di un cambio di passo

Quando il web è "coca". Un libro squarcia il velo sulla dipendenza da internet

Essendo parte integrante della nostra civiltà e delle nostre esistenze, forse non ci siamo mai chiesti abbastanza che effetti abbia: è il web, che è ormai un elemento imprescindibile del nostro tempo ma anche un fattore di dipendenza. Tanto da essere diventato una vera e propria "coca" per intere generazioni su cui gli effetti, proprio come nel caso di una sostanza, non fanno che palesarsi in maniera progressiva.

"Coca Web. Una generazione da salvare" è l'ultima opera del senatore Andrea Cangini, esponente di punta di Forza Italia, giornalista e già direttore del Quotidiano Nazionale e de Il Resto del Carlino. Edito da Minerva, il libro raccoglie una serie di relazioni divenute un unicum votato al Senato della Repubblica, presso la VII commissione. É più o meno noto a tutti che l'utilizzo d'internet, in specie della sua declinazione più dopaminergica, ossia i social network, non costituisca un fatto neutro. "Troppo fa male", si è sempre detto. Sì, ma quanto? E in che modo? Esistono differenze tra le generazioni che hanno assistito alla comparsa del web e quelle che invece ci sono sprofondate dentro?

Partiamo da un dato lapalissiano: chi è nato prima di questa fase della rivoluzione tecnologica presenta un quoziente intellettivo in media più alto. É tra le drammatiche conclusioni cui il testo di Cangini giunge, elencando di seguito conseguenze non solo afferenti alla sfera psichica ma anche, con altrettanta preoccupazione, a quella fisica. "Calano le facoltà mentali dei più giovani, aumenta il loro disagio psicologico. A una crescente difficoltà di concentrazione e di apprendimento si accompagnano ansia, stress, depressione, disturbi alimentari, autolesionismo, sociopatia, aggressività…", si legge nella sinossi, che si trova anche sul sito dedicato a "Coca web".

L'equiparazione con la cocaina diventa qualcosa di più di una metafora. Poi c'è un tratto filosofico: il cellulare, con tutte le sue funzioni, ha smesso di rappresentare un mezzo ma è stato equiparato ad un fine: parte di noi stessi e dunque artefice, come altro tra ciò che ci circonda, della nostra chimica cerebrale. Gli interventi del libro scorrono e non possono che suscitare interesse: Manfred Spitzer, Lamberto Maffei, Alessandra Venturelli, Raffaele Mantegazza, Mariangela Treglia, Pier Cesare Rivoltella, Andrea Marino, Angela Biscaldi, Paolo Moderato, Annunziata Ciardi sono gli autori dei vari testi. Quelli passati pure dal vaglio del Senato.

La scuola, certo, con la sparizione degli strumenti tradizionali che hanno accompagnato l'educazione scolastica occidentale. E le matite e le penne sostituite in corsa da un numero impressionante di click, su uno schermo o su una tastiera, operati ogni giorno. Ci siamo abituati in breve tempo e non abbiamo mosso ciglio. Forse abbiamo pensato che il prezzo da pagare non fosse così alto ma non è così. Tanto che, leggendo l'opera di Cangini (la parte finale è riservata a nuove linee d'indirizzo sull'utilizzo consapevole), viene voglia di cronometrare il tempo speso dinanzi ad uno schermo. Lo stesso tempo che alimenta in noi, volenti o nolenti, una dipendenza.

Il senatore ha presentato l'opera a Bologna lo scorso 21 marzo. Al Teatro comunale, oltre al cardinal Matteo Maria Zuppi, che è anche arcivescovo del capoluogo dell'Emilia-Romagna, e a Cesare Cremonini, c'era il tutto esaurito. Segno che nell'inconscio di molti risieda la consapevolezza di un problema che fatica tuttavia ad emergere sul piano del dibattito pubblico, con tutta la sua portata antropologica.

Il prossimo appuntamento è a Roma, al Tempio di Adriano, dove il 29 marzo Cangini si confronterà con il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi, con il direttore del Tg La7 Enrico Mentana e con Nunzia Ciardi, che è il vice direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Sulle conseguenze dell'uso smodato del web, videogiochi compresi, c'è un velo di Maya: Cangini, con il suo "Coca web", l'ha squarciato.

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