"Donne fotografe" - Contrasto. La tragedia e la gioia di abitare il mondo

Il cofanetto della collana Fotonote di Contrasto, tre volumi all’interno dei quali si associa ad ogni autrice una nota biografica ed un’immagine che ne rappresenta l’opera

Germaine Chaumel, La visita dell’infermiera, Tolosa, Francia, 1939 © Germaine Chaumel, Fonds Martinez - Chaumel - Mairie de Toulouse, Archives municipales
Germaine Chaumel, La visita dell’infermiera, Tolosa, Francia, 1939 © Germaine Chaumel, Fonds Martinez - Chaumel - Mairie de Toulouse, Archives municipales

Nel 1982 l’editore francese Robert Delpire presenta la collana Photo Poche, dedicata a rendere accessibile la storia della fotografia sia dal punto di vista dei contenuti sia dal punto di vista economico. La collana arriva in Italia con il nome di Fotonote grazie alla volontà e all’impegno di Contrasto, agenzia foto giornalistica, galleria e casa editrice da anni punto di riferimento principale nel mondo della fotografia italiano ed internazionale. Più di trent’anni dopo l’uscita del primo volume, seguendo i desideri dell’editore francese, Clara Bouveresse, storica della fotografia, e Sarah Moon, fotografa e vedova di Robert Delpire, decidono di dare alla luce tre volumi che ripercorrono la storia della fotografia attraverso lo sguardo femminile. Nasce così "Donne fotografe", il cofanetto della collana Fotonote di Contrasto, tre volumi all’interno dei quali si associa ad ogni autrice una nota biografica ed un’immagine che ne rappresenta l’opera e che vuole essere complementare alla sempre crescente pubblicazione di monografie dedicate alle grandi fotografe della storia.

Nei 150 volumi pubblicati da Delpire tra gli anni ’80 e il 2017, infatti, pochi sono stati i riferimenti alle grandi fotografe. Proprio per questo il primo volume, "Pioniere", è dedicato alle donne che fin dagli albori hanno influenzato il mondo della fotografia. Come scrive la Bouveresse nella prefazione al volume, "le donne si appropriano della macchina fotografica sin dalle sue origini e per tutta la metà del XIX secolo, in un’epoca in cui tale pratica, spesso artigianale e sperimentale, è in piena trasformazione. Fino a che il mestiere ancora incerto del fotografo non è retto né da codici né da regole, le donne riescono a farsi strada senza troppe difficoltà".

Il primo volume, Pioniere appunto, riporta la storia e i lavori di moltissime fotografe che potremmo definire “ibride”: sono botaniche, fisiche, scrittrici che si impossessano della macchina fotografica e ne padroneggiano ogni aspetto. “Le fotografe scrivono manuali e guide, insegnano nei loro atelier o nelle scuole - scrive la Bouveresse -. Questo ruolo di trasmissione fa di loro delle figure autorevoli e le impone nel panorama di un mestiere in pieno sviluppo”. Il primo volume, inoltre, si apre con una pagina anonima, dedicata a tutte quelle fotografe che ancora restano nell’ombra e le cui opere, ci si augura, saranno frutto di prossime riscoperte. Un esplicito invito a non dirsi soddisfatti di quanto fatto ma ad avere lo sguardo teso a scoprire sempre più autrici e a promuovere il loro lavoro.

Il secondo volume, "Rivoluzionarie", copre il periodo che va dal 1937 al 1970, anni di stravolgimenti che hanno segnato profondamente le sorti di quel Secolo breve inaugurato dalle grandi guerre. Ognuna delle autrici ricordate si inserisce appieno e contribuisce in modo fondamentale allo sviluppo e all’interpretazione dei più importanti movimenti artistici e delle maggiori rivoluzioni sociali e culturali del XX secolo: dal contributo alle avanguardie moderniste di Marta Hoepfner all’impegno politico di Gerda Taro che, non meno del compagno Robert Capa o dell’Orwell di Omaggio alla Catalogna, aiuta a narrare le contraddizioni e le tragedie della Guerra Civile Spagnola, immortalandone i protagonisti e sacrificandovi la propria vita.

Il terzo volume, "Visionarie", a partire dagli anni ’70 ci guida attraverso il consolidamento del mercato delle stampe e la canonizzazione di alcuni linguaggi artistici e di alcuni autori che vedono l’esclusione di numerose figure femminili. Si è lontani dalla libertà espressiva dei primi anni, che aveva garantito un’eguale sperimentazione artistica, e si fa invece strada il riconoscimento della discriminazione e la necessità di superarla. Le immagini irriverenti di Martha Rosler e Cindy Sherman che si oppongono con veemenza ai canoni artificiosi dell’industria hollywoodiana, la rappresentazione delle donne nere di Carrie Mae Weems e le indagini sulla condizione della donna nel proprio paese della giapponese Miwa Yamagi o dell’iraniana Shirin Neshat pongono queste fotografe all’avanguardia in un processo di presa di consapevolezza e liberazione che vedrà nel corso degli anni duemila un continuo crescendo.

La grandezza della collana "Donne fotografe" sta nell’essere riuscita a presentare i lavori di queste grandi fotografe nella loro universalità ed essenzialità: l’umanità, lo stupore, la pietà, la sofferenza, la creatività e l’amore permeano e illuminano l’inchiostro di ogni biografia e di ogni immagine pubblicata. Questi tre volumi diventano così una guida essenziale per navigare le vite e il lavoro di quasi duecento donne che hanno reso la fotografia quel potente mezzo per raccontare la tragedia e la gioia di abitare il mondo.

Shirin Neshat , “Io sono il suo segreto”, 1993 © Shirin Neshat Courtesy of the artist and Gladstone Gallery, New York and Brussels