Cultura e Spettacoli

Franzen cerca la "Purezza" nelle impurità della storia

Dalla Stasi a WikiLeaks, dagli squatter ai conflitti familiari Il romanzo «Purity» è l'uscita più attesa della rentrée americana

Franzen cerca la "Purezza" nelle impurità della storia

«Avevo un paio di idee che mi frullavano in testa da anni. Per motivi occasionali ho passato un sacco di tempo in Germania da giovane e ho sempre pensato a questo personaggio di giovane dissidente della Germania Est. L'avrei potuto persino disegnare tanto lo conoscevo bene, ma non ci facevo mai niente. Scrissi anche alcune pagine su una giovane donna che lascia la Germania Est negli anni Cinquanta e diventa americana. Sono partito da quelle per scrivere, anche se onestamente non ricordo più da dove sia venuta fuori questa ragazza, Purity». Così Jonathan Franzen si è raccontato all'ultimo Book Expo America alla critica Laura Miller, in una delle sue prime interviste sull'evento letterario della rentrée americana, che si immagina diventerà in breve un evento globale: l'uscita, il primo settembre prossimo, del suo nuovo romanzo intitolato, appunto, Purity (Farrar, Straus & Giroux, pagg. 576, dollari 28).

L'autore de Le correzioni e Libertà ha lavorato a questa storia per cinque anni senza interruzioni (probabilmente nelle solite condizioni: paraorecchie o tappi per le medesime, ambiente oscurato, disconnessione digitale totale e magari pure una benda, come fece per Le correzioni ), se si escludono la raccolta di saggi Più lontano ancora e la traduzione e annotazione dei saggi di Karl Kraus, Il progetto Kraus (tutti titoli Einaudi), quest'ultimo lavoro legato appunto agli anni della gioventù a Berlino, in cui seguì, a ventidue anni, un corso sullo scrittore viennese.

Purity Tyler, soprannominata Pip, come l'eroe di Grandi speranze di Dickens, è una ragazza schietta e liberale, parecchio portata per il sesso, accasata come squatter in una comune anarchica di Oakland, senza prospettive di carriera e con uno spaventoso debito universitario di 130mila dollari. Non sa chi sia suo padre e capisce poco anche della madre single, un tipo quantomeno originale. Quel che fa di Purity-Pip un'eroina dal punto di vista narrativo è che decide di cercare suo padre, il che la condurrà in Bolivia al seguito di un fantomatico Sunlight Project, deputato a «svelare segreti tossici, in particolare abusi sulle donne». Ideatore del progetto è un leaker alla Assange, Andreas Wolf, divenuto famoso per aver messo online gli archivi della Stasi dopo la caduta del Muro di Berlino, condannato a un'amletica rabbia verso la madre promiscua e al senso di colpa per un crimine commesso in nome della donna che ama. Motivo per cui sceglie come confidente un giornalista americano, Tom Aberant, scrittore in via di guarigione dal matrimonio distruttore con Anabel Laird, straordinario personaggio femminile (mai comunque quanto i due maschi Andreas e Tom) ossessivo-compulsivo, maniacale, isterico, femminista radicale e ovviamente artista, che ha fatto della purezza totale il suo credo.

Quel che fa invece di tutti questi personaggi dei fuoriclasse è la loro aperta ostilità nei confronti del mondo (nel romanzo c'è un buon tasso di violenza, e anche un omicidio) solo all'apparenza eterodiretta: «Amo le persone ostili - dice Franzen sempre alla Miller -. E le trovo anche divertenti». Più divertenti della purezza, in ogni modo: «Non so perché ho dato quel titolo al libro, fino all'ultimo ne ho cercato uno migliore, perché c'è davvero qualcosa di nauseante nella purezza. Ma ero colpito da Kraus, che attirava i fanatici con la sua idea di purezza della lingua tedesca. E purezza è ancora una parola ingombrante, in Germania».

Tanto che Franzen non sa se il libro verrà tradotto in tedesco con lo stesso titolo. Però di certo il titolo non sarà l'unica occasione di polemica: Franzen non esita a infilare nel romanzo incisi, ostili, contro i colleghi. Un personaggio minore, lo scrittore Charles Blenheim - gran bevitore in sella a un'Harley Davidson, ricalcato sullo scrittore americano John Gardner, uno dei primi riferimenti letterari di Franzen - inveisce a un certo punto: «Così tanti Jonathan. Una vera epidemia di Jonathan letterari. Se uno leggesse solo la New York Times Book Review penserebbe che sia il nome maschile più comune in America». Decisamente troppi altri Jonathan, da Safran Foer (cui storpia il nome) a Lethem (che in Il giardino dei dissidenti ha tracciato un altrettanto convincente ritratto della Germania Est), per una sola palma di Grande Romanziere Americano.

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