Gesù bambino secondo Benedetto XVI

Arriva in libreria "L’infanzia di Gesù", l'ultimo capitolo della vita di Cristo scritta da Joseph Ratzinger. Un saggio voluto e scritto nonostante il peso di governare la Chiesa. È stato tradotto in venti lingue

Gesù bambino secondo Benedetto XVI

Difficile ricordare un Papa scrittore prolifico alla stregua di Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger. Da oggi è in libreria la sua ultima fatica, il terzo volume dei libri dedicati a Gesù di Nazaret: L'infanzia di Gesù (Rizzoli-Libreria Editrice Vaticana, 174 pagine, un milione di copie stampate in 20 lingue per una distribuzione che tocca 50 Paesi) dedicato appunto ai racconti dell'infanzia contenuti nei primi capitoli dei Vangeli di Matteo e di Luca. Ma le fatiche scrittorie non si esauriscono qui: una nuova lettera enciclica dedicata alla fede è in via di stesura, l'uscita prevista col nuovo anno. Senza contare, ancora, l'attenzione spasmodica che il Papa dedica ai suoi discorsi e soprattutto alle catechesi del mercoledì, lezioni di teologia scritte di proprio pugno.

Già nel 2002 Ratzinger - tre anni prima dell'inattesa elezione al soglio di Pietro - disse che il suo sogno più grande era quello di scrivere un libro su Gesù. Un sogno realizzato da Pontefice e non, come disse di voler diventare prima dell'elezione, da bibliotecario di Santa Romana Chiesa. «Era l'anno 1997 - spiegò mesi fa il cardinale Raffaele Farina -. Il cardinale Ratzinger aveva compiuto settanta anni il 16 aprile. Il 24 maggio ero stato nominato prefetto della Biblioteca Vaticana e mano a mano che ne prendevo la guida mi rendevo conto delle difficoltà, soprattutto economiche e gestionali, che avrei dovuto affrontare. Il 22 settembre Ratzinger mi ha ricevuto in udienza per circa quaranta minuti. Non ha aspettato che gli esponessi il problema, ma, come se sapesse già il motivo della mia visita, ha cominciato a parlare e andava avanti per quasi mezz'ora parlando un po' del suo lavoro nella Congregazione della Dottrina della Fede; fino a che, a un certo punto, mettendo assieme i pezzi di quanto ascoltavo, ho realizzato che il cardinale dava per scontato una notizia, che poi è circolata pur se in una cerchia ristretta della curia, che egli, avendo compiuto il 16 aprile i 70 anni, aveva chiesto a Giovanni Paolo II di poter concludere i suoi anni in Vaticano, in Biblioteca Vaticana, come cardinale bibliotecario». Un ruolo particolare che permette di studiare, riflettere e soprattutto scrivere.

La passione di Ratzinger per lo studio e la scrittura è stata ben evidenziata ieri, quando in Vaticano L'infanzia di Gesù è stato presentato in anteprima. Alla conferenza stampa, presieduta da padre Federico Lombardi, c'erano il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero vaticano della Cultura e la teologa brasiliana, Maria Clara Bingemer. Con loro anche don Giuseppe Costa, direttore della Libreria editrice vaticana e Paolo Mieli, presidente di Rcs libri. Difficile per tutti comprendere come sia stato possibile che il Papa si sia ritagliato il tempo necessario per questa trilogia. Non è facile governare la Chiesa, gestire ogni affare e risolvere ogni problema. Impossibile per molti anche solo pensare di poter fare altro. E invece Ratzinger ha fatto anche altro, scrivendo di sera, in vacanza soprattutto, nel ritiro estivo di Castel Gandolfo. Un'opera, la trilogia dedicata a Gesù, iniziata 8 anni fa e che il Papa ha portato avanti, «nella consapevolezza che fosse un'urgenza per tutti i fedeli», ha detto Lombardi.

Per Ravasi i Vangeli dell'infanzia di Gesù non sono solo un testo informativo, ma performativo: «È un libro, quello del Papa, che ci coinvolge perché si confronta con una storia sempre attuale: Io penso al grido delle madri nella strage degli innocenti, che è un grido perenne, perpetuo; è un grido universale, che risuona ancora ai nostri giorni. Muoiono i bambini a Gaza e il grido delle madri è il continuo grido... Vedete, il racconto non è finito là, in quel contesto storico». E ancora: «Questo libro non ha quell'autoreferenzialità oracolare esoterica che hanno certe pagine teologiche o filosofiche illeggibili. Benedetto XVI ha messo in pratica quello che un filosofo importante del linguaggio del secolo scorso - Ludwig Wittgenstein, ndr - ha dichiarato, ma non ha mai messo in pratica: tutto quello che si può dire, si può dire chiaramente».

Per il Papa i racconti dell'infanzia di Gesù non sono leggende né ricostruzioni fantasiose. E non sono neanche un «midrash», cioè un'interpretazione della Scrittura mediante narrazioni tipica della letteratura ebraica. Sono piuttosto «storia, storia reale, avvenuta, certamente storia interpretata e compresa in base alla Parola di Dio».

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