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"Il mio Harry Bosch? Un detective seriale che rinasce a ogni libro"

Innovazione nella continuità: ecco la formula vincente del maestro del thriller Michael Connelly. Che ora si dedica a un serial tv

"Il mio Harry Bosch? Un detective seriale che rinasce a ogni libro"

Forte di oltre 50 milioni di copie vendute in tutto il mondo, Michael Connelly festeggia quest'anno i vent'anni del suo personaggio più noto, Harry Bosch, dal 1992 protagonista di ben 17 romanzi (da La memoria del topo a Il respiro del drago, fino agli ancora inediti in Italia The Drop e The Black Box). Dal 2008 Connelly gli ha messo a fianco l'avvocato Mickey Haller il quale, dopo il debutto in Avvocato di difesa, ha accompagnato Bosch in La lista e, da pochi giorni in libreria, La svolta, editi in Italia, come tutta l'opera di Connelly, da Piemme.
Harry Bosch è cambiato molto nel tempo e, come afferma Connelly, «all'inizio ha visto il mondo in termini di bianco e nero mentre ora ha compreso che il mondo là fuori è piuttosto grigio. Sono molto grato ai lettori per la popolarità che hanno regalato al mio personaggio. Ma è difficile per me capire perché abbia avuto così successo. Credo che dipenda dal suo Dna, dal suo senso di equità radicata nell'idea che tutti contano o nessuno conta nella vita. Penso che questo suo atteggiamento coinvolga un po' tutti noi. Aggiungete a ciò che c'è un forte senso di speranza in lui, che pure viene spesso deluso dal modo di agire delle persone. Penso che anche noi viviamo le stesse fratture che lo portano a reagire».

Quanto è difficile costruire nel tempo un personaggio seriale?

«La chiave sta tutta nel fatto che ogni volta è necessario modificare il modello originale. Harry Bosch deve essere sempre nuovo e deve mostrare sempre nuove dimensioni, altrimenti la serie rischia di diventare statica. Dipende tutto dal personaggio che hai scelto come protagonista e dall'abilità nel farlo crescere ed evolvere. E non è certo facile trovare qualcosa di nuovo da fargli fare ogni volta. Devo però dire che per me è sempre piacevole tornare a lavorare con personaggi come Harry Bosch e Mickey Haller, perché ci sono un sacco di cose da mettere sulla pagina quando si scrive una loro storia».

Perché ha voluto che Mickey e Harry fossero non solo compagni d'avventure, ma persino fratellastri?

«Ho sempre voluto che tutti i miei romanzi avessero connessioni fra di loro. Così i lettori spesso hanno visto Bosch affiancato da altri miei personaggi come Terry McCaleb, Jack McEvoy, Rachel Walling (protagonisti di altri miei romanzi). Quando avrò finito di scrivere tutte le mie opere tutto potrà essere visto come un'unica grande storia. Quindi ho pensato che ciò che poteva collegare meglio Mickey ed Harry fosse un legame di sangue».

Quali sono le principali differenze fra i due?

«Harry Bosch è molto più empatico. Il suo legame con le vittime è spesso molto profondo. Mickey Haller non ha questo rapporto perché non entra in contatto con molte vittime. Anzi è in contatto quasi sempre con gli assassini, visto il suo ruolo di avvocato. Questa è la differenza principale fra i miei due eroi che naturalmente hanno sia un carattere sia una visione del mondo molto diversa. Lavorano bene insieme perché non si fidano al cento per cento l'uno dell'altro. Sono costretti a guardarsi l'un l'altro dietro le spalle. Questo mi permette di costruire buone situazioni drammatiche e di offrire ai lettori i diversi punti di vista di entrambi i personaggi. E devo dire che questo ha giovato molto al personaggio di Harry. Lo ha rinfrescato».

In La svolta lei tocca un problema spinoso come quello dell'impossibilità di essere processati due volte per uno stesso crimine negli Stati Uniti...

«Io non sono un avvocato, quindi ho passato un sacco di tempo con gli avvocati per potermi occupare di un caso del genere. Mi sono ispirato a un caso vero accaduto a Los Angeles qualche anno fa. Gli inquirenti decisero di non perseguire l'uomo che era stato accusato due volte di un crimine. Io mi sono chiesto: e se invece quell'uomo fosse stato processato due volte, che cosa sarebbe successo? Sono un ex giornalista di formazione e per me è naturale mescolare i fatti reali con la fiction. Far sembrare reali i fatti che accadono nei miei libri è il mio obiettivo. Voglio che chi legge un romanzo di Harry Bosch sia convinto che Harry potrebbe esistere».

Progetti cinematografici in arrivo?

«Non sento Clint Eastwood da dieci anni, da quando girò Debito di sangue... Mi è piaciuto molto il film che hanno tratto dal mio The Lincoln Lawyer. Penso che abbiano fatto un ottimo lavoro. Matthew McConaughey era perfetto come Mickey Haller. Mentre per quanto riguarda Harry Bosch sono stato coinvolto nella realizzazione di un serial televisivo che dovrebbe vederlo protagonista e che dovrebbe essere prodotto l'anno prossimo».

Ha un metodo particolare per scrivere i suoi libri?

«No. Non faccio mai degli outline precisi dei miei romanzi. Di solito lavoro in parallelo su progetti differenti fino a quando uno non mi sembra il più adatto da realizzare. Non inizio mai a scrivere nulla fino a quando non ho una buona idea per come possa cominciare e finire la mia storia. Dopodiché chino la testa e inizio a scrivere, giorno e notte finché ho finito».

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