Il mondo (dei libri) salvato dai bambini

Problema: in Italia si legge poco. Be' che problema è? Se i libri non li leggiamo, facciamoceli leggere. Cioè, prendiamo esempio dai bambini in età prescolare, i quali (beata saggezza dell'innocenza!) stanno riprendendo gusto per le storie della buona notte. Magari, quelli più letterati in potenza, persino per le storie del buon sonnellino... Perché a lungo andare baloccarsi con Spiderman&Co. li stanca, fa montare in loro una subdola forma di alienazione da gioco compulsivo, e allora sentono il bisogno, fisico e intellettuale, di farsi cullare dalla voce della mamma o del nonno, della zia o del fratellone. Sentono il bisogno, fisico e intellettuale, di entrare in una nuova dimensione.
In un mercato editoriale che sta andando a carte quarantotto, le uniche carte vincenti sono quelle dei non-lettori, quelle degli «ascoltatori». Più 4 per cento in moneta sonante e più 6 per cento quanto a massa di volumi venduti, dicono le statistiche a proposito dei prodotti destinati a «bambini e ragazzi», mentre negli altri comparti è tutto un trionfo di segni «meno». Che significa? Stiamo forse regredendo a rotta di collo verso un analfabetismo di ritorno?
Pur armati di tutto il pessimismo possibile e immaginabile, ci sentiamo di rispondere «no». Capovolgendo il famoso motto, la situazione è seria, ma non grave. Forse per risollevarla è sufficiente, come dicevamo, tornare bambini, tornare all'antico, riassaporare il significato della narrazione che, non dimentichiamolo mai, è prima «detta» e «ascoltata» e poi «letta» e «scritta».
E, del resto, scusate, che cosa faceva Omero? Molto semplicemente, raccontava storie alla civiltà occidentale che, a quei tempi, era in età prescolare, frequentava il turbolento asilo dove imperavano, quali severi istitutori, Zeus e soci. Certo, Peppa Pig sarà anche simpatica, ma non è bella come Nausicaa, e Geronimo Stilton sarà anche un genio, per essere un topo, ma, quanto ad acutezza e uso di mondo, Ulisse è un'altra cosa. Ma non importa, l'infanzia trae nutrimento da piatti semplici, lineari. Ci sarà tempo per le sontuose portate dei maestri russi, per le fritture appetitose dei francesi, per la cucina molecolare del secondo '900, quando il romanzo lascerà ai margini del tavolo le dinamiche della Storia per esercitare il proprio gusto sulle alchemiche trasformazioni e sui travestimenti dell'Io.
Sì, in attesa della bellezza che salverà il mondo, il piccolo mondo dell'editoria verrà salvato dai ragazzini, meglio ancora dagli infanti. Soltanto se gli adulti ne sapranno imitare la purezza dell'orecchio musicale e soltanto se sapranno fare un passo indietro, tacendo durante il concerto interiore della lettura, i numeri delle indagini di mercato si raddrizzeranno in «peso», più che in «quantità». Perché esiste un solo genere di letteratura: quella del «c'era una volta». Il resto sono storie che si raccontano i grandi.

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