Nella disfida del Capalbio spunta Monti

I l piatto piange, a Capalbio. La premiazione di oggi non metterà certo fine all'intricata vicenda di debiti, contenziosi legali, magnate e tintarelle di luna che hanno portato il celebre Premio della città dell'intellighenzia sinistra a sdoppiarsi: da una parte il Capalbio «classic», creato nel 1997 da Gianni Aringoli con Paolo Mieli. Dall'altra, il nuovo Premio Capalbio-Piazza Magenta del sindaco Luigi Bellumori.
«È uno scippo! - ci dice Gianni Aringoli - Bellumori ci fece una scenata l'estate scorsa, quando portammo sul palco Mario Monti. Secondo lui non avevamo valorizzato abbastanza la sua figura, dal momento che rimase senza seggiola. Da allora ce l'ha giurata». Può essere. Tuttavia voci sull'insolvenza di Aringoli si rincorrevano già da prima. Così quest'anno il sindaco ha convocato coloro che facevano da consulenti (gratis) per la scelta dei vincitori e gli ha riferito l'intenzione di organizzarne un premio similare. La querelle ha tenuto banco sulle pagine dei quotidiani: «La sinistra al caviale è alle cozze». Aringoli ha deciso di portare avanti per sfida il «suo» Capalbio, chiedendo al Comune la disponibilità della piazza per la premiazione che si sarebbe dovuta tenere, provocatoriamente, domani, il giorno dopo Capalbio 2 La Vendetta. Che nel frattempo, però, ha guadagnato in appeal (i giurati fuoriusciti - tra cui Giacomo Marramao e Mirella Serri - hanno portato con sé buoni vincitori, come Emanuele Trevi o Jhumpa Lahiri). Inutile dire che l'autorizzazione alla piazza è stata negata, poiché lo spazio pubblico era già «stranamente» prenotato dalla settima edizione del Premio Capalbio al Territorio. «Una macchinazione» ci dice Aringoli, che promette: «Sposteremo la nostra premiazione più avanti nel tempo». Un po' come deve aver fatto, a sentire in giro, con certi pagamenti: 11mila euro all'agriturismo Le guardiole di Francesco Guerreschi, 4500 euro per le targhe-premio, 15 mila euro a Franco Bistazzoni del ristorante Lupacante, altre somme a un tassista. Informazioni incontrollabili, che si smarriscono per le vie di una città di mare di provincia. Aringoli smentisce: «I pagamenti a Le Guardiole li abbiamo contestati uno per uno. Oltretutto Guerreschi mi mandò messaggi che il mio avvocato definisce al limite dell'estorsione, dove mi diceva che se avessi pagato lui avrebbe riferito al sindaco notizie positive. Minacciò poi di dare segnali negativi alla stampa locale. Le targhe del Premio le ho pagate, anche se toccava farlo alla Provincia di Grosseto. Sulla faccenda del Lupacante, il gestore non ha avuto nessun rapporto col Premio, le sue pretese si riferiscono alla vendita del suo ristorante». E il tassista, Aringoli? «Un folle. Mandò a Maria Meriggioli, la mia segretaria, sms di minaccia: “Ti ammazzo davvero ebrea” e “Porta i soldi domani mattina alle 10 alla stazione se volete vivere”». Nemmeno lo Strega è mai arrivato a tanto. O almeno non lo sappiamo.

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