Storia d'assalto

Regola numero uno: mai sbagliare portaerei

Una vecchia e goliardica tradizione della Marina americana vuole che il pilota che abbia la pessima idea di atterrare sulla portaerei sbagliata, porti con se un ricordo "indimendimenticabile" del suo innocente quanto imperdonabile errore

Regola numero uno: mai sbagliare portaerei

Sbagliare è umano, ma atterrare su una portaerei sbagliata per un pilota della Marina potrebbe rappresentare davvero il trionfo dell’umiliazione. Un errore che lascia come si suol dire "il segno", e questo perché nella Us Navy è sempre rimasta in vigore una vecchia e goliardica tradizione: quella di marchiare con graffiti assai imbarazzanti il velivolo del malcapitato mentre faceva rapporto all'ufficiale della portaerei "ospite", tra le risate e i commenti dell’equipaggio.

Al termine del cicchetto, l’aviatore - se necessario rifornito di carburante, rifocillato o financo accolto per passare la notte prima di riprendere il volo - sarebbe finito col decollare su un caccia completamente imbrattato per tornare alla sua portaerei d'appartenenza: dove ad accoglierlo ci sarebbero state non soltanto le risate dei suoi compagni, ma una nuova e ben più sonora lavata di testa da parte dell'ufficiale di volo (Air Boss, ndr). A narrare nei particolare questa sgradevole esperienza, oltre alle numerose testimonianze fotografiche reperibili sul web, sono stati i piloti in prima persona sui forum bazzicati da veterani e appassionati dell'aviazione. Premettendo sempre che in passato era più frequente che un pilota si ritrovasse a sbagliare portaerei in zona operazioni - soprattutto quando molti vettori lanciavano e accoglievano contemporaneamente caccia e bombardieri imbarcati, navigando fianco a fianco -, mentre ai nostri giorni è molto più rara come evenienza.

"Anche se non potevi sentirlo sul serio", racconta un ex pilota su un forum, "potevi già percepire le risate dietro ai microfoni della sala controllo del traffico aereo". "Ti allineavi per atterrare e mentre passavi sul ponte" - quando ormai il gancio ha preso il cavo d'arresto, e il velivolo rallenta per poi fermarsi - "..potevi vedere i primi marinai sorridere". "Indirizzato al tuo posto di parcheggio, tutti sul ponte sorridevano. Eseguivi i controlli post il volo, spegnevi il motore, l'impianto elettrico della cabina di pilotaggio, quindi appoggiavi la testa sul sedile e chiudevi gli occhi. Perché sapevi benissimo cosa ti spettava.. Spalancato il tettuccio e iniziavano a drizzartisi i capelli, mentre sentivi gli applausi che diventano sempre più forti.. segnalatori, addetti alle catapulte, armaioli, meccanici, i tuoi compagni di squadriglia, e poi la parte peggiore.. quando alzavi lo sguardo verso l'isola di comando, dove l'ufficiale di volo applaudiva senza sorridere, ma tenendo uno sguardo profondamente sarcastico”.

Sotto gli occhi di centinaia di commilitoni, tra marinai e personale imbarcato, un caccia da decine di milioni di dollari, che potrebbe anche essersela vista brutta in combattimento e che era decollato intonso nel suo blu navy o nella sua bella livrea grigia, era ricomparso pieno di graffiti fatti con la vernice, disegni osceni e motti di spirito. Come ad esempio "catturato", o "forse è un pilota dell'Aviazione", echeggiando all'eterna rivalità tra piloti dell'Us Navy o dell'Air Force. E ancora "pilota sperduto" e "qualcosa è andato storto", e nuovi codici identificativi inesistenti, e ovviamente, spesso, il nome della portaerei dove era atterrato per sbaglio.

Anche i britannici, nella loro Royal Navy, hanno sempre rispettato questo tipo di goliardia, ma hanno sempre mantenuto toni più soft con i malcapitati, aggiungendo adesivi e piccoli disegni, senza scadere nell'osceno come i loro alleati d'oltreoceano.

Ma come è possibile che un pilota “sbagli” vettore ?

"Quando ho volato nel Golfo del Tonchino, che non è uno specchio d'acqua molto grande", spiega un pilota veterano della Guerra del Vietnam, "..c'erano ben sei portaerei che operavano lì. Quindi, bisognava stare molto attenti per assicurarsi di avere il vettore giusto in vista". Questo perché in missione non si usavano comunicazioni radio e poteva essere davvero difficile distinguere due porterei praticamente identiche, ancor più se la discesa verso il vettore avveniva con il cielo coperto. Senza contare che a volte un aereo poteva essere a corto di carburante, e quindi non poteva arrischiarsi nel mancare un appontaggio sicuro per tentare un secondo approccio alla portaerei "giusta".

Certo diverso era se il pilota era davvero nei guai, seriamente danneggiato o a corto di carburante, con il suo vettore ben distante dalla sua posizione. O anche solo vicino, ma raggiungibile con più difficoltà e maggior dose di rischio. In quel caso nessuno avrebbe aperto bocca.

Celebre una storia del 1970 raccontata dall'ex ufficiale Doug Connell, allora comandante dell'Air Wing (gruppo di aerei, ndr) imbarcato sulla portaerei Uss Hancock, dotata addirittura di altri tipo di aerei, dove era finito con il suo A-7 Corsair II decollato dalla Uss Kitty Hawk. "Tutte le chiamate dell' Hancock sulla frequenza dell'A-7 rimanevano senza risposta, perché ancora sulla frequenza di Kitty Hawk. Così l'Air Boss della Hancock presuppose che l'A-7 fosse stato danneggiato dalla battaglia, o fosse incapace di comunicare sulla frequenza radio della Hancock. Il dispositivo di arresto e il sistema di atterraggio vennero così impostati per ricevere l'A-7, che atterrò in sicurezza e rullò fuori dal dispositivo di arresto senza incidenti. Poi è iniziato il divertimento. Mentre il pilota dell'A-7 in visita veniva ascoltato dall'Air Boss e dal Capitano a bordo della Hancock, l'A-7 ha ricevuto quel che gli spettava..

un 'verniciatura personalizzata', è stato rifornito di carburante e rimandato sulla Kitty Hawk dove il comandante dello squadrone, il comandante dell'Air Wing e il comandante dell'unità lo attendevano con impazienza". La leggenda vuole che quel "pilota errante", dopo la lavata di capo dei superiori, abbia preferito abbandonare le ali per diventare un agente immobiliare.

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