Rivi, il bambino (martire) ucciso dai partigiani

Un ragazzo di 14 anni, seminarista. È lui la vittima di un crimine orrendo maturato nell'ambiente dei partigiani comunisti della rossa Emilia. Rolando Rivi, poco più di un bambino, muore massacrato alle Piane di Monchio (Modena) il 13 aprile '45. Un delitto contro la fede, portato a termine con freddezza e senza alcuna giustificazione, solo per compiacere la ferocia dell'ideologia.

L'Italia nata dalla Resistenza è anche questo. Violenza. Persecuzione. Regolamenti di conti. E poi la mitizzazione della Liberazione e la criminalizzazione di tutto il resto. Di quella stagione sopravvive nella memoria il ricordo rose e fiori della repubblica di Montefiorino che pure ebbe le sue pagine nere. La storia di Rolando Rivi scivola invece nell'oblio, fra omertà e terrore. Basti dire che Roberto Rivi, papà di Rolando, denuncia la morte del figlio solo quattro anni più tardi. I due assassini, Giuseppe Corghi e Delciso Rioli, sono arrestati e condannati, ma la storia del seminarista viene sepolta sotto un velo d'oblio e completamente dimenticata. Solo negli ultimi tempi Rivi viene riscoperto fino alla beatificazione a Modena, un anno fa, 5 ottobre 2013. Ora il seminarista di San Valentino ha trovato un biografo: Andrea Zambrano, giornalista reggiano e collaboratore del Giornale . In Il martire bambino (Imprimatur) c'è il racconto di un capitolo vergognoso di storia patria. L'agguato, il 10 aprile, e poi la morte, tre giorni più tardi. Rolando se ne va da eroe, come svelerà un partigiano pentito a don Alberto Camellini: «Quando poi fu condotto nel bosco, di fianco alla fossa che doveva accogliere il suo cadavere, si aggrappò alla gamba del suo assassino dicendo: “Ma perché mi vuoi uccidere?”. Non ottenendo pietà chiese almeno di poter recitare una preghiera per il suo papà e la sua mamma. Si inginocchiò e fu ucciso, mentre pregava, con due colpi di pistola». Corghi, interrogato da altri partigiani, liquiderà l'episodio con la frase agghiacciante: «Un prete in meno domani».

Ma la vicenda non si chiude in quei giorni di aprile. Ecco le calunnie messe in giro per giustificare l'ingiustificabile: Rivi era una spia. Poi i processi, le condanne e l'espatrio di Rioli in Cecoslovacchia, dopo aver scontato la pena, con i buoni uffici del Pci.

Commenti