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Falsissimo, accolto il ricorso di Signorini: Corona deve rimuovere tutti i contenuti

Il giudice "vieta e inibisce" all'ex fotografo dei vip di pubblicare, diffondere o condividere qualunque ulteriore contenuto sul caso

Falsissimo, accolto il ricorso di Signorini: Corona deve rimuovere tutti i contenuti
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Fabrizio Corona non è un giornalista non può appellarsi al diritto di cronaca e peraltro le notizie diffuse sui suoi canali a carico di Antonio Signorini non hanno alcuna rilevanza mediatica. Sono queste le motivazioni con le quali il tribunale di Milano ha disposto questa mattina il divieto per Corona di continuare a pubblicare il materiale a carico del conduttore TV, ordinandogli inoltre di riconsegnare tutti i supporti fisici sui quali é contenuto il materiale e di rimuoverne il contenuto dai suoi canali social. Si tratta di di una sentenza ampiamente innovativa perché è molto raro che dei contenuti media vengano sequestrati e bloccati prima di una sentenza definitiva.

“Nel caso di specie - scrive il giudice -non si ravvisa nessun interesse pubblico a conoscere le preferenze e le abitudini sessuali del ricorrente (ovvero Signorini) che costituiscono di fatto l'unico oggetto delle informazioni diffuse dal Coro- na, mentre nei vari messaggi telematici istantanei prodotti dal resistente Corona a sostegno della sua tesi non si rintraccia nessun indizio del "sistema basato su ricatti sessuali per favorire l'ingresso di giovani nel mondo dello spettacolo" del quale sarebbe responsabile l'odierno ricorrente. L'eventuale interesse pubblico a conoscere le condotte narrate dal resistente nei controversi video, del resto, potrebbe sussistere soltanto se dalle conversazioni diffuse dal resistente emergesse univocamente una gestione impropria e illecita delle prerogative del ricorrente in collegamento colla sua funzione di selezione dei candidati a partecipare a trasmissioni televisive, ciò che per contro va escluso. Infatti, il resistente (ovvero Corona) che ora invoca la scriminante non ha assolto l'onere -che su lui perciò incombeva- di indicare specificamente in quali delle sue farraginose produzioni, e in quale preciso punto del coacervo di conversazioni prodotte, si troverebbero indizi di tale accusa, né si può trascurare che non v'è neppure un principio di prova della genuinità di tali conversazioni (in parte trascritte, in parte pro- dotte come immagini di schermate”. Inoltre “le conversazioni prodotte dal Corona risalgono a diversi anni addietro e, segnatamente, quanto a tale Vincenzo V. si collocano nel periodo dal 6 novembre 2014 al 30 novembre 2015 (e non paiono contenere univoci indizi di eventuali coercizioni, bensì la piena consapevolezza dei due interlocutori) dell'uno o dell'altro).

Tali conversazioni, dunque, risultano in concreto preordinate unicamente ad alimentare nel pubblico non già un apprezzabile interesse, bensì soltanto la morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali, afferenti solo alla sfera in- tima

delle persone coinvolte, alle loro pratiche o anche solo fantasie sessuali, confinate comunque all'interazione fra i due interlocutori”. Per ogni singola violazione agli ordini del giudice Corona dovrà pagare duemila euro.

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