La strage delle librerie storiche Ogni settimana due fallimenti

A Roma hanno chiuso Croce, Bibli, Amore&Pische. A Firenze il Porcellino, Le Monnier, Martelli. A Napoli la Guida Merliani, De Simone, Marotta, Libri e Libri. Un elenco lunghissimo e in continuo aggiornamento. Dopo i multicenter e gli e-book, ecco la mazzata finale: la crisi

La strage delle librerie storiche Ogni settimana due fallimenti

A Bologna la gloriosa Zanichelli di piazza Galvani, dove spesso si affacciava Giosuè Carducci, si è salvata per un pelo: il contratto d'affitto scadeva a giugno, la Coop libri l'ha rilevata appena in tempo. A Roma invece la "Remo Croce", che per un secolo ha ospitato tutti i dibattiti, le mostre e le presentazioni più importanti della capitale, non ce l'ha fatta e ha tristemente chiuso i battenti, nonostante le promesse della varie amministrazioni. A Firenze sono da tempo ormai sbarrate le serrande della Le Monnier. E la storica Guida Merliani, su al Vomero, è solo una delle ultime vittime: prima di lei a Napoli sono sparite delle vere istituzioni come Libri&libri, De Simone e Marotta.
Insomma è una strage. Una moria progressiva e silenziosa di questi presidi di cultura, già travolti da multicenter e megastore, emarginati da internet, minacciati dagli e-book e ora ammazzati dalla crisi. Non si compra, non si legge e così, tacitamente, nell'indifferenza generale, in Italia falliscono in media due librerie a settimana. Chiudono locali storici e aprono al loro posto fast-food, banche e jeanserie. L'elenco è lunghissimo, doloroso come uno Spoon River. Quella del Porcellino e la Martelli a Firenze, la Battei a Parma, la Città ad Ancona, la Carducci a Udine, la Cultura a Catania, prima ancora la Sherlockiana a Milano, Bibli a Roma, a Trastevere, e l'Agorà a Torino. Nomi di antiche librerie che hanno chiuso, targhette che verranno dimenticate.
La figura romantica del libraio, punto di riferimento nella scelta del volume da acquistare, sta sparendo. Ormai si preferisce comprare in punti vendita dove si può anche mangiare o prendere un caffè. I grandi editori hanno monopolizzato il mercato, però, se i negozi storici spariscono, è colpa anche degli italiani. Che i giovani leggano poco, ormai è risaputo. Che i libri costino tanto, pure. Strappare venti euro a un ragazzo per un romanzo è un'impresa, meglio per lui investire in un aperitivo o in un ingresso in discoteca. Ma anche gli adulti non sono certo degli accaniti consumatori di pagine. Secondo l'Istat, solo il 43 per cento degli adolescenti ha letto un libro nell'ultimo anno. Il numero sale esaminando i ventenni, 53%, ma scende nelle età successive: 48% tra i 30 e i 44 anni, 43% tra i 45 e i 64, 32% sopra i 65.
Sì, è davvero un momentaccio se persino Paolo Pisanti, presidente dell'Ali, l'associazione dei librai italiani, ha dovuto cedere la sua bottega di San Giorgio a Cremano. Stessa sorte rischia la romana Amore e Psiche, a due passi dal Pantheon, sotto sfratto. E a Verona la Ghelfi & Barbato di via Mazzini, ultimo baluardo dei piccoli, ha alzato bandiera bianca. «La crisi, l'affitto, il costo del personale, il crollo degli acquisti - spiegano - . Non ce la facevamo più, ci siamo dovuti arrendere».

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