Le ultime ore di vita di Benito Mussolini in anteprima al Torino Film Festival

La pellicola è una sorta di quello che oggi viene chiamato docufilm, ricostruzione di un fatto reale con attori

Gli ultimi minuti vissuti da Benito Mussolini e Claretta Petacci, prima di essere fucilati. È una storia inedita, raccontata per la prima volta da chi visse in prima persona quei momenti dell'aprile 1945, "Tragica alba a Dongo", il cortometraggio di Vittorio Crucillà presentato oggi in anteprima al Torino Film Festival.

Girato nel 1950, il cortometraggio venne bloccato dalla censura e mai distribuito. Ritenuto perso per decenni, è stato ritrovato in una cantina austriaca dai proprietari, la famiglia Paternò di Pinerolo, e restaurato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata di Bologna.

"Un documento storico, straordinario ed emozionante, che abbiamo restaurato per il suo grande valore di testimonianza", sottolinea il direttore del Museo del Cinema, Alberto Barbera. Una produzione semi-amatoriale, della durata di 38 minuti, girato dal giornalista Vittorio Crucillà, che di cinema ne sapeva poco.

"Il suo intento - spiega lo storico Giovanni De Luna - era raccontare un fatto su cui il governo italiano non amava soffermarsi. Andreotti lo bloccò con la censura per ben tre volte. Senza contare che anche la famiglia di Mussolini si era opposta. E così aveva fatto pure il Comune di Dongo, nel comasco, per non venir tacciato di efferatezza".

la pellicola è una sorta di quello che oggi viene chiamato docufilm, ricostruzione di un fatto reale con attori. Alcuni di questi ultimi sono gli stessi partigiani che bloccarono il convoglio tedesco che trasportava Mussolini, oltre ai coniugi Di Maria nel cui casolare Mussolini e la Petacci vennero rinchiusi a poche ore dalla morte.

I loro primi piani arrivano al cuore dello spettatore di oggi: non dicono una parola, si muovono come degli automi, quasi incapaci di cogliere la grandezza di quelle ore.

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Commenti

paolonardi

Mar, 24/11/2015 - 10:14

Questo sara', se riusciremo a vederlo, il monumento all'ipocrisia di chi ci ha governato dall'immediato dopo-guerra fino agli anni '90.