Il D’Addario-show a Parigi è un flop

Nella capitale francese il party "I love Silvio". Il pubblico? Solo fotografi, giornalisti e 5 spettatori. La escort: "Ho scritto una canzone su di me. In Italia non mi sento sicura". "Patrissià finge di cantare, poi si siede su una Vespa ammiccante. Intervistata in uno sgabuzzino

Il D’Addario-show a Parigi è un flop

nostro inviato a Parigi

«Ma dov’è Patrizia D’Addario?», chiedono tre studentesse italiane in vacanza a Parigi. Sono le 23.30 e siamo sul marciapiede di Boulevard de Strasbourg di fronte alla discoteca «Le globo». Patrizia non c’è. A dir la verità non c’è nessuno, a parte una trentina di giornalisti e fotoreporter, per lo più italiani. Ah, dimenticavo: anche un attivista del Pd di mezza età in bermuda e sua moglie. Cinque spettatori cinque. Ma non doveva essere l’evento dell’estate? Sul web l’avevano presentato bene: «I love Silvio. Party all’italiana». Con la tombeuse che in francese ha un doppio significato: può voler dire «fa infatuare» o «fa scivolare». Chi? Ma Berlusconi, naturalmente. «Le globo» aveva annunciato «folle di ammiratori», disposti a tutto pur di vantarsi di aver passato una notte con la donna più famosa del momento.
Ma alle 23.30 non si vede nessuno, a parte una trentina di giornalisti e fotoreporter. Altro che locale chic, in, freak: «Le Globo» sorge in pieno Saint Denis, la Babele di Parigi, tra ristoranti indo-pakistani, drogherie magrebine, parrucchieri per soli neri e l’ingresso è piuttosto dimesso. Ma tutto è studiato per comunicare la sensazione di una serata esclusiva. All’entrata tre giganteschi buttafuori filtrano i visitatori, mentre un’addetta alle Pubbliche relazioni controlla minuziosamente i nomi dei giornalisti accreditati. Vuole la tessera dell’ordine e avverte che saremo perquisiti. Un fotografo viene allontanato. Pensiamo: «Se sono così rigorosi significa che sotto la discoteca è già piena». Entriamo e ci viene consegnata «la maschera di Berlusconi», come era stata presentata alla vigilia, ma è una foto di una decina di centimetri ritagliata all’altezza degli occhi a cui è stato aggiunto un elastico, troppo piccola per essere indossata. Roba da festa dell’oratorio.
Scendiamo. Il locale è vuoto. E squallido: uno scantinato trasformato in discoteca con le pareti rosse, il pavimento nero, le poltroncine stile finto Ottocento. Kitsch e a buon mercato. Al banco offrono ai giornalisti «una coppa di champagne». La assaggiamo: è un mosto dolciastro con retrogusto da medicinale. Imbevibile. Avevano annunciato cameriere con la divisa del Milan e un decoro all’italiana. Altro doppio bluff. Le barman indossano magliette pseudorossonere, malamente taroccate, da bancarella, e l’ambientazione si limita a una Vespa sul palco, mentre su uno schermo improvvisato scorrono foto di Berlusconi e immagini di vecchi film in bianco e nero interpretati da Mastroianni.
Il tempo passa. Mezzanotte, mezzanotte e mezza. Arrivano una ventina di clienti abituali, ragazzi già brilli. All’una meno un quarto i giornalisti, stufi di ciondolare sulla pista ascoltando Toto Cotugno, minacciano di andarsene in massa se la D’Addario non si fa vedere entro l’una. L’avvertimento produce il miracolo. Eccola, Patrizia. Appare un po’ più giovane rispetto alle ultime foto. È truccata bene, porta un soprabito di cotone ricamato a mano, che lascia cadere, rimanendo con un vestito nero dalla scollatura sospirante. I fotografi la stringono d’assedio, spintonandosi, come sempre in queste occasioni, ma lei continua a camminare, protetta dai tre buttafuori, sicura di sé, disinvolta. È il suo momento di gloria, il suo momento da diva e se lo gode fino in fondo. Si siede su una poltroncina e si fa fotografare in posa da calendario. Alza con le mani i lunghi capelli biondi, scopre generosamente le gambe, si mostra di profilo, di fronte, fa finta di essere corrucciata per poi esplodere in una risata, mentre i clienti abituali della discoteca continuano a ballare, ignorandola. A loro di «Patrissià», come la chiamano qui, non importa proprio nulla.
Cinque minuti e sparisce dietro le quinte. Riappare improvvisamente da una porta laterale. Ha un microfono in mano e fa finta di cantare, ma non è nemmeno in playback. Sembra che muova le labbra a casaccio. È questo l’annunciato show della D’Addario? Sì, tutto qui. Sparisce di nuovo, ma i giornalisti la incalzano, mentre l’inviato del Times e quello di El Mundo si infilano con lei dietro a una porta. «Adesso potrete intervistarla», annuncia uno dei buttafuori per placare le proteste dei colleghi. E la D’Addario ci riceve a due a due nello sgabuzzino della discoteca, tra sedie impilate e casse di birra vuote.
«Ho fatto quel che volevo e non mi pento di niente», esordisce, ma senza animosità. Ha lo sguardo dolce e intrigante Patrizia, il tono della sua voce è suadente, i modi rassicuranti. Sensuale sì, ma perbene. Una gattamorta, persino con noi giornalisti, figuriamoci con altri... Tutto è chiaro, tutto torna.
«Mi sento molto bene. Dopo due mesi esco, vivo, capisco finalmente di non essere sola. In Italia non mi sento sicura». Già, è la sua prima uscita in pubblico da quando è scoppiato lo scandalo. E poco importa che in realtà quasi nessuno sia venuto per lei. Questa è un’operazione esclusivamente mediatica.
Chi ha preso l’iniziativa della serata? «Il proprietario della discoteca», afferma, sorvolando, ovviamente, sul cachet. «Ho scritto una canzone in cui descrivo quel che ho passato in questi mesi», sussurra mentre apre il portafoglio ed estrae un foglio a righe vergato a mano. Sostiene che lo show «non è venuto come volevo perché le mie valigie sono rimaste bloccate a Madrid». «Mi sento bene», ripete. E non si sente un po’ anche come Monica Lewinsky, la stagista amante dell’allora presidente americano Bill Clinton? «La situazione è molto diversa - risponde - qui c’è un’inchiesta della magistratura».
E come ha fatto a registrare i colloqui con Berlusconi? «Che bella festa», risponde con lo sguardo malizioso, reclinando il capo dall’altra parte. Tempo scaduto. Fuori tutti, intima il buttafuori. Sono le due del mattino e a Parigi non è successo nulla.
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