Dai veltroniani a Di Pietro: chi gode per i guai di Baffino

In vista del congresso del Pd, le difficoltà di D’Alema rianimano gli avversari interni. L’antico rancore dei prodiani: "Dov’erano i suoi quando massacravano Sircana?"

Roma Il lamento dei dalemiani è forte e accorato, in virtù della frequentazione e su promessa solenne di anonimato si libera e si esplicita: «Ma perché avete preso di mira proprio noi? È appena partita la battaglia congressuale e questa cosa ci danneggia pesantemente... Vi rendete conto sì, che state favorendo Veltroni e Franceschini?».
Ecco, si sono accesi anche i ventilatori di vento contrario, ma nel centrosinistra che non sa vivere senza staccarsi dalla sempiterna regola del «sinistra divisa Ulivo (o Pd) spaccato», pure questo nuovo capitolo della saga boccaccesca che vede l’opposizione lancia in resta contro il Cavaliere nero, viene vissuto e metabolizzato a fini interni, alimenta la guerra tra le fazioni del Partito democratico ancor più della battaglia a colpi di foto e intercettazioni contro il premier. Ma hanno motivi fondati per lamentarsi, i dalemiani. Perché gli uomini del segretario che s’è prepotentemente ricandidato, gongolano.
Sorridono sotto i baffi anche quelli di Veltroni, seppur meno scopertamente dei postdemocristiani, perché qualche timore di rivelazioni piccanti che possano toccare qualcuno di loro, lo nutrono. Di certo non s’addolorano i dipietristi se sotto schiaffo finiscono proprio i teorizzatori e gli artefici della «opzione Casini» che dovrebbe ridimensionare, se non addirittura sostituire nell’alleanza, l’attuale «opzione Tonino». E godono, altroché se godono, i fedelissimi di Prodi che non dimenticano le congiure e le manovre contro il prof addebitate a Baffino.
«Chi di pelo colpisce, di pelo perisce», sorridono angelicamente gli uomini di Franceschini, cristianamente parafrasando il Vangelo. Già, non era stato proprio il «deputato di Gallipoli» a preannunciare, seppure sibillinamente, in tv l’imminente arrivo alla ribalta di Patrizia, escort (ora si chiamano così, sul modello degli operatori ecologici e dei diversamente abili) barese, avvertendo che «il mito dell’eterna giovinezza può essere pericoloso»? Il segretario, del resto, nonostante alcune sbandate iniziali, ha infine scelto la linea secondo cui «la battaglia a Berlusconi non si fa sulle vicende private». Però un dalemiano, un po’ per ridere e un po’ sperando, ha buttato lì con un nostro collega: «Ma una escort per Franceschini, non ce l’avete da tirar fuori?». L’uomo ombra del segretario ride sereno: «Ma non lo conosci Dario? Su quel piano è inattaccabile, è fedelissimo alla moglie. Con le donne a pagamento non c’è mai andato, nemmeno quando faceva il militare».
Le battute si sprecano, e qualcuna arriva anche ai cronisti. «Forse per un pelo, Bersani non vincerà il congresso», ghignava ieri mattina un veltroniano. Gongolano, dicevamo, perché il conto della guerra tra Massimo e Walter è lungo, e troppo spesso a vantaggio del primo. Azzoppar la corsa dei dalemiani che puntano alla conquista del vertice democrat, è un piacere che vale ogni mezzo. Ma non possono gioire liberamente come quelli di Franceschini, che è anche il loro candidato, perché quando il ventilatore prende a girare più forte, non sai mai dove può finire qualche schizzo. E tra gli uomini di Veltroni, laici e gaudenti come quelli di D’Alema, se ne conta più d’uno chiacchierato per vicende private.
Non nascondono la soddisfazione quei pochi prodiani rimasti, quasi il cielo li avesse vendicati facendo giustizia di troppi torti subiti. Non sono soltanto i colpi bassi squisitamente politici sferrati contro ambedue i governi del «padre» dell’Ulivo e del Pd. Anche se le ferite bruciano, e se ora grandina sui parenti/serpenti, è musica gaudente per chi ha sofferto. C’è anche dell’umano, che fa ringraziare la giustizia cosmica, o il più terragno principio del «chi la fa l’aspetti» se preferite: «Ricordate quando i giornali stavano massacrando il povero Sircana, e Prodi era da solo a non volerlo abbandonare? Dov’erano i dalemiani?».
Già, i dalemiani e la loro corsa verso il congresso. Una corsa a ostacoli, adesso. Ma il ventilatore gira, e domani è un altro giorno.

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