D'Alema ammette: andai in barca con Tarantini

Dopo la cena elettorale. L’ex premier ds ammette l’ultima indiscrezione, ma minimizza: "Mi ha solo dato un passaggio due anni fa". Critiche dal partito. Massimo al centro di voci scomode da quando ha scaricato l'ex pm Emiliano

D'Alema ammette: andai in barca con Tarantini

nostro inviato a Bari

Massimo D’Alema lo ammette con le persone a lui più vicine: è vero, è stato a bordo di una barca con l’imprenditore delle protesi al centro delle inchieste baresi, Gianpaolo Tarantini. Nella sua versione però nega che si sia trattato di un’uscita in mare concordata, ma piuttosto di un rendez-vous affidato al caso. «Macché gita con Gianpi – il pensiero del lìder Massimo –, sono arrivato a Ponza sulla Ikarus due, nel 2007. Ma una volta lì mi sono dovuto fermare in rada. E a quel punto mi ha dato un passaggio il tender della barca di un imprenditore pugliese che era ormeggiato nel porto, e tra gli ospiti di quell’imbarcazione c’era anche Tarantini. In pratica mi hanno dato solo uno strappo per arrivare a terra, una cortesia, tutto qui». Più scarna la dichiarazione ufficiale: «Ero su Ikarus con la mia famiglia, ho incontrato un conoscente barese, era con varia gente e, tra questi, Tarantini. Che tra l’altro due anni fa non era indagato. Non so dire quante volte l’ho incontrato, ma so che non lo conosco e non lo frequento», la sua spiegazione, chiusa da una postilla: «Io, comunque, ho fatto chiarezza, mentre Berlusconi non risponde». Solo una coincidenza, dunque, che doppia almeno le occasioni in cui D’Alema e Tarantini si sono incrociati, dopo la cena dalla durata incerta organizzata in suo onore dal Pd barese e offerta dall’imprenditore. Una coincidenza strana. E imbarazzante. Perché due sere fa, ospite di Atreju, la festa dei giovani del Pdl, D’Alema su Gianpi aveva tagliato corto: «Confermo, non ho mai avuto rapporti con Tarantini. Se lui sostiene il contrario, dica come, quando, dove». C’è da chiarire, insomma, nel capitolo delle relazioni tra Baffino e l’imprenditore. Il titolare della Tecno Hospital ha fatto fortuna vendendo protesi ad Asl e ospedali pugliesi (ingraziandosi il vice di Vendola, il dalemiano Sandro Frisullo, a cui organizzava appuntamenti con escort), accreditandosi proprio con la corrente locale del Pd vicina a D’Alema per battere la concorrenza delle società dei figli di Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla Sanità. Una nemesi per l’ex ministro degli Esteri che tre mesi fa prefigurò una «scossa» per il governo, con una frase che sembrò acquistare senso appena tre giorni più tardi, con Patrizia D’Addario e le sue rivelazioni sulle serate a luci rosse a Palazzo Grazioli. Un gran circo di veline, escort e ragazze che avrebbero fatto capo proprio a Tarantini, un’inchiesta affidata al pm barese Pino Scelsi che, puntando sul premier, incarnava il vaticino di D’Alema. Che quell’intervista «sismica» all’Annunziata l’aveva fatta da una masseria di Otranto, nel Salento, dov’era presente anche Frisullo. Da un lato il centrosinistra cavalcava lo scandalo che l’avrebbe investito, dall’altro negava che quel riferimento D’Alema l’avesse fatto perché avvisato dell’indagine che stava per scoppiare da una magistratura locale in cui l’ex premier aveva buone entrature. In effetti Emiliano, all’epoca in eccellenti rapporti con D’Alema, alla procura di Bari era stato di casa per anni. E i legami di dubbia opportunità tra palazzo di città e palazzo di giustizia non sono pochi. Per esempio, il sindaco si era portato con sé Vittoria Tancredi, collaboratrice quando era pm, poi distaccata come capo della sua segreteria particolare, ora di nuovo in procura, al casellario giudiziario. E anche il cancelliere di Desirée Digeronimo, il pm della Dda che si occupa dell’inchiesta che ha investito l’amministrazione della sanità regionale (e il centrosinistra pugliese), è Vincenzo Brandi, eletto alla circoscrizione nella lista «Moderati per Emiliano», di cui è anche portavoce. Liaison inevitabili, si dirà, in una piccola città. Di certo le cose per il lìder Massimo si sono messe peggio proprio quando ha negato l’appoggio alla ricandidatura di Emiliano per la segreteria regionale del Pd. Un caso, forse. Ma il sindaco non ha mancato di punzecchiare le amicizie pericolose di D’Alema e soprattutto dei dalemiani pugliesi. Poi la vicenda delle escort ha travolto Frisullo, già costretto alle dimissioni dalle prime indiscrezioni, mesi fa. Quindi è toccato proprio a lui: D’Alema a cena con Tarantini pagante. Nemmeno il tempo di spiegare che era stata una fugace apparizione, ed ecco saltar fuori l’incontro in barca con Gianpi, mentre il senatore veltroniano Giorgio Tonini tuona: «Il Pd degli scandali sta con Bersani». E D’Alema è con Bersani. Una scossa di ritorno.