Dalle borse al prêt-à-porter la geometria va in passerella

Marco De Vincenzo, 31 anni, esordisce stasera alla Permanente. Dopo la gavetta con Fendi: «Il mio sogno è una moda che duri».  Molto lavoro, nessun aiutino. A Parigi si è autofinanziato e ha sfilato fuori calendario

«Il mio sogno? Che tra 10 anni le donne possano tirar fuori dall’armadio un mio abito e indossarlo di nuovo. Perché la moda deve durare». Marco De Vincenzo, nuovo talento delle passerelle di Milano ha 31 anni e le idee chiare. Forse perché non ha mai avuto raccomandazioni e da dieci anni lavora «24 ore al giorno su progetti che non si brucino troppo in fretta».
Prima la gavetta - da Fendi dove si è formato con gli accessori -, e ora il debutto nel prêt-à-porter milanese. Con il suo marchio. «Sono finito per caso fra gli accessori, ma ho sempre sognato i vestiti. Compiuti i 30 anni mi sono detto: ora o mai più». Da lì in poi, sono successe molte cose: ha portato la sue prime creazioni a Parigi, autofinanziandosi e sfilando fuori calendario (col rischio di essere snobbato), ha vinto il premio di Alta Roma e Vogue Italia «Who’s On Next», e stasera sfila per la prima volta a Milano, in Permanente. Ieri, la presentazione ufficiale, con una collezione ispirata alla geometria e alla Grecia classica. Abiti disegnati a mano su cartamodello (da ex secchione del classico, non sa usare il computer) e realizzati con tecniche innovative. I più «rivoluzionari» sono fatti con fasce di neoprene tagliate al laser, termosaldate su jersey di viscosa, e disposte in modo da creare silhouette ben definite. E molto femminili.
Proprio il talento dei 30enni è stato protagonista ieri: prima Aquilano e Rimondi, affermati stilisti di Ferrè, che hanno portato in passerella una donna aerea e sartoriale, abbandonalo le forme «architettoniche» care alla maison. Poi Giorgiana Zappieri, alias Normaluisa, 33enne che ama i tagli puliti e le sperimentazioni sui tessuti, come le sete «gommose». Quindi Gabriele Colangelo: ex «secchione» di 31 anni ieri in Triennale ha fatto sfilare una collezione ispirata agli acrilici di Hans Hartung. Portando la luce di queste opere sui dettagli preziosi dei suoi abiti.
Tanti poi i debuttanti, come la milanese Anna Ceccon, alias Moi Multiple, vincitrice del premio Red Dress. Mancata astrofisica, ha riversato la sua propensione per la geometria in abiti giocati sulla «memoria di come dovrebbe essere un abito», con i detagli classici cuciti all'interno.