De Benedetti va da Letta: scoppia lo psicodramma nel Pd

RomaChi ha paura di CDB?
Volente o nolente, l’editore di Repubblica riesce sempre ad agitare le acque del Pd, anche quando - apparentemente - nel partito sembra regnare la calma piatta.
Così succede che la partecipazione di Carlo De Benedetti al «Nordcamp 2010», seminario “nordista” dell’associazione TrecentoSessanta di Enrico Letta, vicesegretario del Pd, che si terrà a Vicenza il prossimo weekend, abbia scatenato le ansie dei veltroniani (timorosi di essere soppiantati nel cuore dell’Ingegnere) e l’irritazione dei dalemiani, reduci da un recente, terribile corpo a corpo tra CDB e il loro leader. In verità, l’anima debenedettofila e quella debenedettofoba del Pd sono più variegate e trasversali delle correnti ufficiali. Certo, Walter Veltroni è stato il beniamino di Repubblica (unto come leader in coppia con Rutelli); anche se nell’ultimo anno e mezzo è stato scavalcato da Dario Franceschini per numero di cene a casa Mauro. Ma chez Repubblica va forte anche Rosy Bindi, che pure è nella maggioranza Pd, e con CDB ha un ottimo rapporto Vincenzo Visco. E ora pure Enrico Letta apre una linea di credito all’Ing., invitandolo a confrontarsi a Vicenza. Perché? «È nello stile di Enrico cercare il confronto con tutti: lo fa col centrodestra, figuriamoci se non lo fa con chi sta nel nostro perimetro», dice il lettiano Francesco Boccia, ricordando che alle iniziative di TrecentoSessanta (intesi come gradi) partecipano anche leghisti come Maroni o Pdl come Lupi e Casero. Inoltre, la chiacchierata con l’editore - che personalmente stima molto Letta jr - serve anche a «confrontarsi con chi, come lui, ha spesso avuto un rapporto conflittuale con noi».
Su come l’abbia presa Pier Luigi Bersani ci sono versioni discordanti. Con De Benedetti non corre certo buon sangue, dopo gli epiteti affibbiati al segretario Pd: «inadeguato», «insieme a D’Alema sta ammazzando il partito». La reazione bersaniana è stata tutto sommato pacata: «Critiche pelose», e non molto di più. Il segretario è uomo prudente, e non è il tipo da andare, come D’Alema, allo scontro aperto con un modo che tanto influisce su agenda e leadership del centrosinistra. C’è però chi, in casa Pd, giura che non abbia gradito per niente l’iniziativa del suo vice: «È sembrato quasi un dispetto», dice un esponente di maggioranza. Ma i lettiani assicurano che Bersani era perfettamente al corrente dell’invito, e che è d’accordo sull’opportunità di riallacciare un minimo di dialogo, e provare «a capire perché non ci si riesce a capire», visto che sia lui che Letta sono convinti che «così Repubblica non aiuti il centrosinistra».
Ma nella minoranza Pd c’è anche chi indica altri scenari. Tirando in ballo altre cordate editoriali. Si fa notare la linea discordante di Letta e Bersani sulla manovra di Tremonti: il vice (dall’Italia) apriva alla necessità dei tagli; il segretario (dalla Cina) tuonava «niet», in sintonia con la Cgil. E si fa anche notare che, se un domani si dovesse cambiare il leader del Pd, gli head hunter di Repubblica (ancora in cerca di «papi stranieri» che non si trovano) potrebbero trovarsi a concorrere con quelli del Corriere della Sera. Che, via Giovanni Bazoli (già padrino di Prodi) vorrebbero puntare le loro carte sul giovane e moderato Letta. Di qui, la necessità di non avere contro CDB, sottolineano le stesse, maliziose fonti.

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