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Decadenza Gli agenti come questi sono migliaia, ma non sanno come si lavora

Secondo Oleg Kalugin, ex capo delle operazioni del Kgb in America, la rete scoperta dall’Fbi «è un segno della decadenza dei servizi segreti russi». Ai suoi tempi gli agenti in servizio erano molto meno numerosi, ma molto più qualificati. Si laureavano nelle migliori università e poi scalavano le posizioni nell’establishment americano, avvicinandosi rapidamente alle fonti più sensibili.
Quelle espulse ieri sembrano, invece, spie di serie B. Macchiette di periferia, tanto sprovvedute da usare gli stessi computer e gli stessi indirizzi e-mail per comunicare con la sede centrale a Mosca. Scadenti, ma numerose. Sempre che certe rivelazioni di stampa siano vere. Il New York Post, che non è certo il giornale più autorevole, ha scritto che sarebbero migliaia. E a suffragio della sua tesi ha citato un ex agente doppio, Boris Korczak, che per la Cia si era infiltrato nel Kgb, ma negli anni Settanta. Il problema è che le sue conoscenze sembrano rimaste a quegli anni, per quanto affascinanti.
Nel sud della Russia, ad esempio, esisteva una scuola particolare in cui le future spie imparavano a diventare americani. Erano cittadine che riproducevano esattamente la periferia delle metropoli Usa e dove tutti parlavano inglese. Quando le spie, a forza di mangiare McDonald e guardare film di Hollywood, venivano giudicate sufficientemente americane, erano mandate in Finlandia o in Olanda, dove si spacciavano per statunitensi. Se venivano creduti, erano poi inviati negli Stati Uniti.
C’era, naturalmente, anche una scuola di seduzione, riservata alle ragazze più belle, a cui le istitutrici insegnavano le tecniche per incastrare i potenti. Chissà se anche la rossa Anna Chapman l’ha frequentata...
La vicenda, in realtà, suscita non poche perplessità tra i veri esperti di intelligence. Pare che l’Fbi seguisse il network da dieci anni: se fosse stato davvero pericoloso lo avrebbero smantellato prima. Mark Loewenthal, un ex agente della Cia, ritiene che le operazioni dei dieci agenti fossero «inutili e inefficienti», in quanto «miravano a raccogliere informazioni che si potevano trovare leggendo i giornali».


E forse non è un caso che un altro ex agente del Kgb, Mikhail Lyubimov, abbia il sospetto che la vicenda sia una «farsa». Ovvero un montaggio, arte in cui il Kgb un tempo eccelleva. Le spie vere dormono sonni tranquilli.

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