Marco Balich, 63 anni, veneziano, è il re Mida dello show. Gran cerimoniere d'Italia, attraverso la Balich Worldwide Shows ha firmato sedici cerimonie olimpiche, compresa quella d'apertura dei Giochi di Milano-Cortina, il 6 febbraio a San Siro. Tra gli ospiti eccellenti: Cecilia Bartoli e Lang Lang per la musica classica, Andrea Bocelli per il crossover, Laura Pausini e Mariah Carey per il pop, oltre agli attori Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore. Anche la Scala, icona culturale di Milano, sarà coinvolta con un concerto diretto da Riccardo Chailly il 2 febbraio, dal palco reale assisterà il Presidente Sergio Mattarella, e, nei giorni successivi, con artisti scaligeri nel ruolo di tedofori. Quella di Milano-Cortina sarà la prima Cerimonia Olimpica "diffusa": tra Milano, Cortina, Livigno, Predazzo. Manca però Bormio che vanta uno dei tracciati più tecnici al mondo e dove gareggerà la nostra gloria Giovanni Franzoni, ultimo re della Streif. Peccato.
Una scelta sfidante, Balich. In che termini?
"La sfida è far dialogare questi luoghi in modo armonico, costruendo un'unica narrazione chiara per il pubblico di tutto il mondo".
Parla spesso di semplicità e chiarezza. In concreto, cosa significa?
"Semplicità significa farsi capire da chiunque, in qualsiasi parte del mondo, al di là dell'età e del contesto culturale o sociale. In una Cerimonia Olimpica ogni gesto, immagine, scelta scenica deve essere immediatamente comprensibile.
Torniamo al concetto di "diffusa". Quali vantaggi comporta?
"Si evita che gli atleti circa 3.500 debbano spostarsi per le gare e consente loro di partecipare alla Cerimonia. Dal punto di vista logistico è una sfida complessa, ma abbiamo pensato prima di tutto agli atleti, i veri protagonisti dei Giochi"
Racconterete Milano o l'Italia nel suo insieme?
"Racconteremo l'Italia partendo da Milano città che unisce visione globale e identità italiana. Da lì lo sguardo si allargherà al Paese e al mondo, come uno zoom progressivo che abbraccia territori, culture e sensibilità diverse. È un racconto che tiene insieme valori, eccellenze, memoria e futuro".
Quanti artisti e performer saranno coinvolti complessivamente?
"Migliaia. È un grande lavoro corale, in cui conta l'insieme più del singolo".
Nella sua squadra di lavoro figurano professionisti legati al mondo dell'opera - vedi Damiano Michieletto, firma della prossima Prima della Scala - Che ruolo hanno questi linguaggi?
"Oltre a Michieletto, ci sono Simone Ferrari, Lida Castelli e Lulu Helbæk, Paolo Fantin per la scenografia, Bruno Poet per le luci, Massimo Cantini Parrini per i costumi, Andrea Farri per le musiche e Annalisa Barbieri come executive producer. Tante voci chiamate a lavorare insieme su un'unica armonia".
"Armonia" è il titolo della Cerimonia. A cosa allude?
"Armonia è mettere insieme suoni diversi per creare un suono ancora più bello. È da questa idea che nasce il nostro lavoro: elementi differenti che, incontrandosi, generano qualcosa di nuovo. È il dialogo tra Milano e Cortina, tra città e montagna, tra innovazione e natura. Ma anche tra culture e popoli, nella ricerca della pace"
In un mondo attraversato da conflitti, Armonia non rischia di suonare come un ossimoro?
"È proprio per questo che oggi Armonia è necessaria. Non è uno slogan ingenuo, ma una presa di posizione culturale. I Giochi Olimpici richiamano il principio della Tregua Olimpica, che invita a sospendere i conflitti per lasciare spazio all'incontro, al dialogo e al rispetto. Dobbiamo proteggere con coraggio lo spazio in cui le differenze possono incontrarsi senza annullarsi e trasformarsi in valore condiviso".
Il palcoscenico sarà caratterizzato da una spirale e da cinque percorsi. Che significato hanno?
"La spirale è il simbolo dell'Armonia stessa: permette ai territori di convergere in un centro comune. È un palcoscenico che rende visibile in modo immediato l'idea di unione".
Quando inizieranno le prove a San Siro?
"Avremo pochissimo tempo per provare direttamente nello stadio. La gran parte del lavoro viene svolta in una cittadella nelle vicinanze".