Delitto di via Poma: 24 anni all'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni

Vent'anni dopo l'omicidio arriva la sentenza di condanna per Raniero Busco. All'epoca dei fatti l'uomo era fidanzato con la ragazza uccisa in ufficio il 27 agosto del 1990

Delitto di via Poma: 
24 anni all'ex fidanzato 
di Simonetta Cesaroni

Roma - Via Poma, vent'anni dopo arriva la sentenza. I giudici della terza Corte d’Assise del tribunale di Roma hanno condannato a 24 anni di carcere Raniero Busco, concedendogli le attenuanti generiche. Busco, giudicato quindi colpevole, era unico imputato nel processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto il 27 agosto del 1990. Busco, all’epoca dei fatti, era fidanzato della ragazza. Il pm Ilaria Calò, in sede di requisitoria, aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

La condanna La Corte dichiara "il predetto interdetto in perpetuo dai pubblici uffici nonchè legalmente interdetto durante la pena con sospensione dell’esercizio della potestà genitoriale. Condanna Busco al risarcimento dei danni in favore delle parti civili Cesaroni Paola, Di Giambattista Anna e il Comune di Roma da liquidarsi in separata sede. Assegna a Cesaroni Paola una provvisionale immediatamente esecutiva di euro 100 mila; a Di Giambattista Anna una provvisionale immediatamente esecutiva di 50 mila euro. Rigetta la richiesta di provvisionale avanzata dal Comune di Roma. Condanna infine Busco alla rifusione, in favore delle parti civili, delle spese legali dalle stesse sostenute, che liquida per la parte civile Cesaroni Paola di complessivi euro 10 mila; per la parte civile di Di Giambattista Anna di complessivi euro 18 mila; per il Comune in complessivi 5 mila euro". Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni.

Decisivi accertamenti Dna Fondamentali, per la riapertura del caso, le tracce di dna di Busco sul reggipetto della Cesaroni e il raffronto tra una fotografia che ritraeva i segni di un morso sul seno della vittima con l’arcata superiore di Busco che, secondo i periti, non è mai mutata nel tempo e che ha rappresentato uno dei punti fondamentali per richiedere da parte del pubblico ministero la condanna dell’imputato.

Madre e sorella di Simonetta "Abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia e nel lavoro dei pubblici ministeri. Dal momento in cui ci sonmo state presentate le prove siamo state convinte della colpevolezza di Raniero". Così Anna Di Giambattista, madre di Simonetta Cesaroni e Paola, la sorella, attraverso il loro legale l’avvocato Federica Mondani.

 

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