Denunce e liste truffa: clima da guerra civile

RomaNon contenti della presa di Roma e della Lombardia, i radicali puntano a sconvolgere l’Italia. I ricorsi contro le liste elettorali in preparazione negli uffici di via di Torre Argentina potrebbero moltiplicarsi di ora in ora. Tutte le sedi regionali del partito di Pannella & Bonino hanno fatto partire una richiesta di accesso agli atti, provincia per provincia, per poter verificare firme, timbri e quant’altro: di tutti i partiti, perché gli atti riguardano la totalità delle liste presentate.
Rischiano la furia radicale le liste della provincia di Parma (accesso alle liste concesso), di tutte le Marche (regione e province), di parte della Liguria, con la provincia di Genova. L’ira giustizialista radicale si sta abbattendo quindi su tutto il Paese. E c’è chi inizia a prevedere clamorosi effetti da Apocalisse elettorale: «Se vanno avanti di questo passo, fanno davvero rinviare le elezioni», si commentava ieri dal Pdl a Montecitorio.
Lo scontro delle carte bollate è ormai esteso. Esposti e lamentele, liste civetta e liste espulse e poi riammesse. Da ogni angolo del Paese arrivano nuove notizie da guerra civile. Intrapresa, a questo punto, da tutti i fronti politici.
In attesa delle decisioni definitive dei tribunali su listini e liste di Lazio e Lombardia, il centrodestra sta preparando il contrattacco. Il Pdl ha infatti deciso di richiedere a sua volta l’accesso agli atti per controllare le liste dei rivali: Pd, radicali, Udc, Idv, fino ai più piccoli. «Possibile che gli altri partiti siano immuni da errori - si domanda, dialogando con Il Giornale, il responsabile nazionale elettorale del Popolo della libertà, Ignazio Abrignani -? Per esempio c’è un fatto strano sulla lista della Bonino a Roma...».
Racconta Abrignani che dalle «dichiarazioni della stessa Bonino risulta che la lista è stata chiusa il venerdì sera (26 febbraio). Le firme possono essere raccolte solo dopo la chiusura della lista. E quindi noi chiediamo: i radicali hanno raccolto le loro 4200 firme durante la notte tra venerdì e sabato?».
La notte è quella che precedette la consegna delle liste. La mattina dopo, sabato 27, alle 12, andò in scena per intenderci il pasticcio del Pdl con il mancato rispetto dei tempi per la presentazione in tribunale. La richiesta di accesso agli atti è stata inoltrata anche in Lombardia, «e lo faremo anche in altre regioni», anticipa Abrignani.
Per ora stanno venendo alla luce alcuni casi curiosissimi di irregolarità al contrario, cioè commesse anche da liste di partiti per ora «immacolati». Uno è avvenuto in Campania, e riguarda il Comune di San Cipriano D’Aversa, provincia di Caserta. Qui due liste, «Uniti per la rinascita» e «San Cipriano è viva», sono state escluse. L’unico candidato rimane quindi Enrico Martinelli del Pdl. Senza rivali. «È rimasto fuori anche Lorenzo Diana, dell’Italia dei valori - spiega al Giornale il coordinatore vicario Pdl in Campania Mario Landolfi -. In questa lista erano state raccolte le firme senza l’indicazione del candidato sindaco». Errore grossolano, sembra di capire: i simpatizzanti dell’Idv hanno firmato un foglio bianco? Una questione «formale», si difende Diana. Intanto è fuori dalla corsa.
In Piemonte, invece, il candidato della Lega e del Pdl, Roberto Cota, è fuori di sé per gli scherzi di Renzo Rabellino, detto anche il mago delle liste civetta. Segretario della lista No Euro, candidato premier nel 2008 alla guida del partito Grilli Parlanti, Rabellino ha presentato come aspirante governatore una lista che si chiama «Nadia Cota». La donna non è la sorella o la cugina del capogruppo leghista, ma un fantasma. Cioè non esiste. Confondendo nomi e simboli, Rabellino punta all’effetto rabdomantico da esercitare sull’elettorato. Addirittura il «mago» aveva affiancato alla misteriosa Nadia Cota la scritta Pdl, che stava per Patto dei liberali. Acronimo poi bocciato perché «fuorviante». Cota sta preparando il ricorso al Tar.
Al Tar di Roma invece ricorre l’Udeur di Clemente Mastella per uno strano caso di espansione delle firme in tribunale: «Siamo stati costretti a presentare ricorso sapendo soltanto che le firme utili erano 829 e ne sarebbero mancate ancora 1.171», si segnala dal partito. Dopo il ricorso, «le firme utili sono aumentate a 1.981 e si presume ne mancherebbero ancora 19».
Per alcune liste escluse, ce ne sono altre che ritornano: in Toscana la Corte d’Appello di Firenze ha riammesso Forza nuova e la lista Bonino-Pannella, in un primo tempo escluse.
In Basilicata i radicali non hanno ottenuto l’accesso agli atti, ma il loro bracco sul territorio, Maurizio Bolognetti, non molla l’osso: «Il Pdl, ma anche molti altri partiti - racconta - hanno chiuso le liste il venerdì notte. Come hanno fatto a raccogliere le firme?». La notte del 26 febbraio, sempre la stessa. O centinaia di migliaia di italiani non hanno dormito, o diventerà la notte delle sorprese.

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