Diamanti e linee pure Ebel si ispira a Le Corbusier

Roberto Fresi

Ebel è una di quelle poche Case che rientrano nel ristretto club delle aziende orologiere ultracentenarie, essendo stata fondata da Eugène Blum e sua moglie Alice Lévy nel 1911, a La Chaux-de-Fonds. Il nipote Pierre-Alain Blum, che diresse l'azienda dagli anni '70 agli anni '90, disegnò l'orologio Ebel secondo un'architettura orologiera atemporale, ispirato da Le Corbusier: ne derivò la scelta di linee pure, di finiture ineccepibili, di un'immagine solida per un target di alto livello, il tutto dal look sportivo. Da quel momento il brand fu definito «l'architetto del tempo», ed il link succitato fu suggellato dall'acquisto della Villa Turca a La Chaux-de-Fonds, nel 1986, capolavoro giovanile di Le Corbusier (1916). Oggi, Ebel è parte del Gruppo Movado, e da alcuni anni sta puntando molto sul segmento femminile, focalizzando l'offerta sulla collezione Wave, rielaborazione moderna della celebre linea Sport Classic del 1977, cassa esagonale con lati arrotondati e cinque viti sulla lunetta - oggi modulata su di una forma tonneau filante con lunetta circolare - e bracciale integrato con maglie sagomate sul profilo dell'onda. Dopo la versione automatica Bronze, dello scorso anno, la Casa ha virato sulla tendenza cromatica del momento, declinando il quadrante in blu lavorato soleil e vestendolo di diamanti e d'acciaio, senza rinunciare all'elemento distintivo della collezione, ossia il bracciale inciso a onde lucidate. Con affidabile movimento Ronda al quarzo, la cassa del Wave Lady misura 30 mm.

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