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Il drone K2 cambia la guerra: cosa può fare e come sfida i "kamikaze" dell'Iran

L’azienda turca Baykar, uno dei principali produttori di droni militari a livello globale, ha presentato un nuovo modello di drone kamikaze dotato di moderni sistemi facenti uso di intelligenza artificiale, nonché di caratteristiche uniche per una tale tipologia id sistema d’arma

Il drone K2 cambia la guerra: cosa può fare e come sfida i "kamikaze" dell'Iran

Gli One Way Attack Drone (OWA) rappresentano una particolare categoria di droni designati per schiantarsi su uno specifico bersaglio, volando autonomamente verso di esso tramite un percorso pre-programmato. La Repubblica Islamica dell’Iran è risultata essere il pioniere dello sviluppo delle suddette piattaforme. Teheran aveva infatti necessità di sviluppare un sistema d’arma estremamente economico, facilmente producibile in serie ed in grado di saturare le difese nemiche ad un costo opportunità fortemente favorevole. L’Invasione Russa dell’Ucraina del 2022 e il recente conflitto tra Stati Uniti e Iran hanno visto un largo uso di tali piattaforme, quali gli HESA-Shahed 136 iraniani e lo UJ126-Bober ucraino. I ridotti costi di produzione e mantenimento e la grande versatilità hanno reso gli OWA uno dei sistemi d’arma simbolo della guerra moderna. In tal contesto, la Turchia, principale esportatore di sistemi militari senza pilota, ha recentemente presentato il K2, la prima piattaforma di questa tipologia prodotta sul proprio territorio

Il drone K2

Realizzato dall’azienda Baykar, già sviluppatrice del ben noto Bayraktar TB2, il K2 dispone di un range operativo di circa 2000 k, un’autonomia superiore alle 13 ore, una velocità di 200 km/h e una testata avente un peso pari a 200 kg, nettamente superiore a quella di qualsiasi OWA attualmente in servizio. Tali caratteristiche permettono quindi al drone di colpire eventuali forze nemiche ad un’elevata distanza con un notevole potere distruttivo. Una grande innovazione è rappresentata dalla presenza di un carrello d’atterraggio, il quale consente l’eventuale rientro del drone alla base e il suo successivo reimpiego. Tale configurazione incrementa notevolmente la versatilità del K2, consentendo di impiegarlo anche con compiti di sorveglianza. Il sistema d’arma è altresì dotato di sistemi di intelligenza artificiale per navigazione, identificazione del bersaglio ed ingaggio. Un recente test di volo del K2 ha dimostrato come i software autonomi di volo abbiano consentito ai sistemi d’arma di determinare la propria posizione rispetto agli altri velivoli, operando in formazioni di volo complesse. Al contempo, durante i test è stata notata la presenza di un dispositivo presente sotto la fusoliera di uno dei droni, indicando che uno dei droni possa svolgere il ruolo di coordinatore dello sciame, massimizzando le capacità di attacco coordinato.

Le caratteristiche del K2 risultano desinate per incrementare al massimo la versatilità e il potere distruttivo della piattaforma, minimizzandone al contempo le debolezze. I droni OWA utilizzano infatti percorsi pre-programmati usando coordinate GPS o GNSS, i quali sono fortemente sensibili al cosiddetto jamming, uno strumento di guerra elettronica volto a recidere il collegamento tra il sistema senza pilota e il suo operatore. La presenza di sistemi di navigazione facenti uso dell’AI consente al drone di operare e riconoscere il bersaglio anche in ambienti del tutto privi di segnale GPS/GNSS. Contestualmente, il K2 presenta un’enorme versatilità non solo nelle modalità di impiego, ma anche nelle modalità di lancio. I droni OWA necessitano infatti di piattaforme di lancio basate sul dominio terrestre. Negli ultimi anni si sono altresì diffuse piattaforme per il lancio di droni dal dominio marittimo, ma esse possono trasportare solo piccoli FVP quadrimotore. Viceversa, il K2 può essere lanciato anche da piste corte o improvvisate, minimizzando quindi le tempistiche e i rischi legati al lancio. Contestualmente, il video dei test mostra il drone in attesa su una piattaforma di lancio già impiegata dal Bayraktar TB3, indicando che il sistema K2 possa essere caricato anche sulla nave portadroni TGC Anadolu (L-400), dove potrebbe essere impiegato sia in caso di confronti navali, che per colpire obiettivi sul dominio terrestre.

L’evoluzione dei droni kamikaze

Le armi a guida autonoma sono emerse negli anni Ottanta come strumento volto al contrasto di sistemi radar, nonché per lo svolgimento di compiti di natura tattica, volti alla soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD/DEAD). Tali sistemi venivano definiti munizioni circuitanti, in quanto in grado di “circuitare” su una determinata area, contenendo all’operatore di selezionare il bersaglio durante il volo. Successivamente, gli anni Duemila hanno visto un'evoluzione del concetto alla base delle munizioni circuitanti, le quali sono state riconfigurate come velivoli senza pilota di facile produzione impostati per seguire un percorso predeterminato e svolgere funzioni strategiche, saturando le difese aeree nemiche.

L’Invasione Russa dell’Ucraina ha comportato un’ulteriore evoluzione dei droni kamikaze, segnato da una crescente convergenza tra OWA e munizioni circuitanti, la quale sta portando alla nascita di nuove piattaforme in grado di combinare i punti di forza di entrambe e ridurne i punti deboli. Le munizioni circuitanti presentano infatti un’elevata versatilità e facilità di lancio, a cui fa da contraltare uno scarso impatto strategico in battaglia, viceversa, gli OWA pur incidendo maggiormente a livello strategico, risultano decisamente meno versatili e più difficili da lanciare.

Il K2 rappresenta la perfetta fusione delle suddette piattaforme, data la sua capacità di colpire bersagli ad elevate distanze risultando però in grado di circuitare in una data area di ricerca e di essere lanciato da domini multipli.

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