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“Oltre 100 navi in mare”: la mossa cinese per strozzare Taiwan

Pechino schiera oltre cento unità navali tra Mar Cinese Meridionale e Pacifico occidentale, aumentando la pressione su Taiwan in una fase delicata dei rapporti con Washington

“Oltre 100 navi in mare”: la mossa cinese per strozzare Taiwan
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La Cina ha dispiegato oltre cento unità tra navi della Marina militare, mezzi della Guardia costiera e imbarcazioni destinate a ricerca e monitoraggio nelle acque che si estendono dal Mar Giallo fino al Pacifico occidentale. Secondo le autorità di Taipei, che hanno lanciato l’allarme, si tratta di una delle più imponenti concentrazioni navali registrate negli ultimi anni nell’area, un segnale che rafforza la pressione esercitata da Pechino sull’isola. Ecco che cosa sta succedendo.

L’allarme di Taiwan

Il dispiegamento è avvenuto in un momento particolarmente sensibile per gli equilibri regionali, con Taiwan che continua a fare affidamento sul sostegno degli Stati Uniti per scoraggiare eventuali iniziative militari cinesi.

Come ha spiegato il quotidiano The Strait Times, che ha citato fonti della sicurezza taiwanese, l’operazione sarebbe iniziata prima dell’incontro a Pechino tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, per poi intensificarsi ulteriormente al termine del vertice.

Le unità cinesi sono state individuate lungo un vasto arco marittimo che comprende il Mar Cinese Meridionale e parte del Pacifico occidentale, una presenza che secondo Taipei va ben oltre le normali attività di pattugliamento.

Il capo del Consiglio di sicurezza nazionale di Taiwan, Joseph Wu, ha pubblicato una mappa aggiornata della distribuzione delle forze navali cinesi, sostenendo che Pechino rappresenti il principale fattore di instabilità nella regione. Tra le oltre cento imbarcazioni segnalate figurano non soltanto navi militari e della Guardia costiera, ma anche unità dedicate a rilevazioni e ricerche marine. Impossibile sapere quale sia l’obiettivo immediato della manovra, anche se le autorità taiwanesi ritengono che essa rientri in una strategia più ampia di pressione costante sull’isola.

L’affondo di Pechino

Negli ultimi anni, non a caso, la Cina ha aumentato la frequenza delle esercitazioni militari attorno a Taiwan, accompagnandole con incursioni aeree e missioni navali sempre più ravvicinate.

L’iniziativa assume inoltre un significato ancora più rilevante alla luce delle recenti dichiarazioni di Trump sul dossier taiwanese. Il presidente americano ha lasciato intendere che la questione delle forniture militari a Taipei potrebbe essere inserita nel quadro più ampio delle trattative con la Cina, alimentando preoccupazioni tra i dirigenti dell’isola.

Taiwan teme infatti che il proprio ruolo strategico possa diventare oggetto di negoziazione nei rapporti tra le due maggiori potenze mondiali. Le autorità di Taipei hanno cercato di rassicurare l’opinione pubblica, sostenendo che la politica statunitense nei confronti dell’isola non abbia subito cambiamenti sostanziali e che gli impegni in materia di sicurezza restino validi.

In ogni caso,

il massiccio schieramento navale cinese viene interpretato come un messaggio politico e militare preciso: dimostrare la capacità di controllare le rotte marittime circostanti e mantenere una pressione costante su Taiwan.

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