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Rutte annuncia i nuovi investimenti della Nato: 40 miliardi contro i droni e addio agli storici Awacs

Ad Ankara l'Alleanza lancia i primi grandi investimenti del summit: focus su guerra dei droni, sorveglianza aerea e produzione industriale comune

Rutte annuncia i nuovi investimenti della Nato: 40 miliardi contro i droni e addio agli storici Awacs
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L'industria della difesa diventa il primo banco di prova del vertice Nato di Ankara. Ancora prima dell'avvio della sessione politica tra i capi di Stato e di governo, il Defence Industry Forum ha trasformato il summit in una vetrina delle nuove priorità strategiche dell'Alleanza: rafforzare la capacità produttiva, accelerare l'innovazione tecnologica e tradurre gli impegni di spesa in sistemi d'arma concreti.

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha annunciato un pacchetto di investimenti che punta soprattutto su due fronti emersi con forza dai conflitti degli ultimi anni: la guerra dei droni e il rinnovamento delle capacità di sorveglianza aerea. Gli annunci arrivano mentre gli alleati cercano di dimostrare, anche agli Stati Uniti di Donald Trump, di essere pronti ad aumentare produzione e investimenti nel settore della difesa.

La guerra dei droni entra al centro della strategia Nato

Il provvedimento economicamente più rilevante riguarda l'iniziativa denominata Drone Edge, un programma che mobiliterà circa 40 miliardi di dollari nell'arco di cinque anni per rafforzare le capacità dell'Alleanza contro la minaccia rappresentata dai sistemi a pilotaggio remoto.

L'obiettivo non è soltanto acquistare nuove tecnologie, ma costruire un ecosistema integrato che comprenda sensori, sistemi di individuazione, guerra elettronica, intercettori e capacità di neutralizzazione dei velivoli senza pilota. Parallelamente, gli alleati si sono impegnati a quintuplicare entro la fine del 2027 il numero degli operatori di droni addestrati, riconoscendo come il fattore umano resti decisivo accanto all'innovazione tecnologica.

La decisione riflette le lezioni emerse dalla guerra in Ucraina e, più in generale, dai conflitti recenti, nei quali droni economici e facilmente producibili hanno modificato profondamente il campo di battaglia, costringendo le forze armate occidentali a ripensare sia le proprie capacità offensive sia quelle difensive.

Addio agli Awacs: arrivano i Saab GlobalEye

Il secondo annuncio simbolicamente più importante riguarda la sostituzione della storica flotta di velivoli Awacs della Nato. L'Alleanza avvierà infatti il processo per acquisire fino a dieci aerei di sorveglianza Saab GlobalEye, destinati a prendere il posto degli attuali quattordici velivoli radar E-3A Awacs, entrati in servizio circa mezzo secolo fa. L'accordo rappresenta anche un importante successo industriale e politico per la Svezia. Il primo ministro Ulf Kristersson ha definito la scelta "un giorno fantastico per la Nato, per Saab e per la Svezia".

I GlobalEye sono piattaforme di allerta precoce di nuova generazione, capaci di integrare radar avanzati, sorveglianza terrestre, marittima e aerea in un unico sistema, offrendo una capacità di monitoraggio sensibilmente superiore rispetto agli Awacs attualmente impiegati. Secondo le indiscrezioni circolate nei giorni precedenti al summit, le prime consegne potrebbero iniziare entro il 2030.

Una Nato sempre più industriale e orientata alla produzione

Le novità presentate ad Ankara non si limitano ai droni e agli aerei radar. Rutte ha illustrato una serie di accordi multinazionali che comprendono l'acquisto di cinque droni strategici MQ-4C Triton da parte di quattro Paesi alleati, un programma condiviso con Airbus per espandere le capacità di trasporto e rifornimento in volo e ulteriori iniziative industriali tra aziende europee e nordamericane.

Nel suo intervento, il Segretario generale ha insistito sulla necessità di trasformare la forza economica dell'Alleanza in capacità militari reali. "Dobbiamo assicurarci di tradurre la nostra potenza economica in capacità militari, investendo nei piani di difesa, nei droni, nei missili e negli intercettori", ha dichiarato, definendo gli investimenti annunciati come capacità "Made in Nato".

Il Defence Industry Forum conferma così la direzione intrapresa dall'Alleanza: il

vertice di Ankara non punta soltanto a discutere nuove soglie di spesa militare, ma soprattutto a dimostrare che tali risorse si stanno traducendo in produzione industriale, innovazione tecnologica e procurement congiunto.

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