La questione della spesa militare torna a spaccare l’Europa dentro la NATO. In un momento segnato dal proseguimento della guerra in Ucraina e dallo stallo negoziale, Berlino prova a imporsi come motore di una nuova fase di riarmo europeo. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, intervenendo ai microfoni di Deutschlandfunk, ha chiesto ai partner europei di aumentare gli investimenti nella difesa e ha puntato il dito soprattutto contro la Francia, giudicando “insufficienti” gli sforzi di Parigi.
Le dichiarazioni arrivano mentre l’Alleanza Atlantica discute obiettivi più ambiziosi rispetto al tradizionale 2% del PIL: l’idea del 5% — sostenuta da settori politici in Germania e negli Stati Uniti — sta diventando un nuovo riferimento simbolico e politico, con implicazioni potenzialmente enormi sui bilanci pubblici e sulla coesione interna europea. "Basta chiacchiere: senza l'ombrello nucleare degli Stati Uniti, non siamo in grado di difenderci qui. Questa è la realtà", così ha tuonato il ministro.
Germania e NATO: il 5% come nuova soglia politica e il ruolo guida di Berlino
Le parole di Wadephul riflettono una linea che la Germania sta consolidando da mesi: presentarsi come Paese guida nel rafforzamento militare europeo e, allo stesso tempo, come interlocutore credibile agli occhi di Washington. Berlino sostiene di avere già predisposto una pianificazione finanziaria che consente di rispettare l’obiettivo del 5%, rivendicando un impegno superiore a quello di molti alleati.
Nella narrativa tedesca, la sicurezza europea non può più dipendere dalla “buona volontà” americana, ma deve poggiare su investimenti strutturali e permanenti. La pressione tedesca si inserisce in un trend più ampio: la NATO negli ultimi anni ha più volte richiamato gli Stati membri a un aumento reale della spesa militare, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Secondo l’impostazione di Berlino, l’aumento della spesa non è solo un tema contabile ma un passaggio politico: significa costruire capacità operative, munizioni, logistica e deterrenza, riducendo vulnerabilità strategiche emerse in modo evidente nel conflitto ucraino. Wadephul taglia corto, aggiungendo che "Anche la Francia è quindi chiamata a fare ciò che stiamo facendo qui: creare capacità di investimento attraverso difficili discussioni, attuare alcune misure di austerità nel settore sociale e risparmiare anche in altri settori".
Francia sotto attacco: “Sovranità europea” e bilanci nazionali non coincidono
Il passaggio più delicato dell’intervento di Wadephul riguarda il presidente Emmanuel Macron. Il ministro tedesco ha criticato apertamente la contraddizione tra la retorica francese sulla “sovranità europea” e la realtà dei numeri della spesa per la difesa. Parigi, da anni, propone una maggiore autonomia strategica europea e un rafforzamento dell’industria militare continentale. Tuttavia, secondo Berlino, chi invoca questo obiettivo dovrebbe dimostrare coerenza investendo più rapidamente e in modo più massiccio.
Il nodo è politico prima ancora che tecnico: la Francia è una potenza militare centrale in Europa, possiede deterrenza nucleare e un ruolo operativo in Africa e nel Mediterraneo, ma è anche vincolata da una pressione interna sul debito pubblico e sul welfare. La critica tedesca sembra dunque mirare a un punto preciso: se l’Europa vuole davvero una capacità autonoma di difesa, allora i principali Paesi devono assumersi il peso finanziario in modo comparabile.
Le conseguenze per l’Europa: unità strategica o nuove fratture tra alleati
Lo scontro verbale tra Berlino e Parigi rischia di alimentare una frattura già presente nella NATO. L’obiettivo del 5% del PIL, se adottato come standard reale, comporterebbe una trasformazione radicale dei bilanci europei, imponendo scelte drastiche su fiscalità e spesa pubblica. Per molti governi, soprattutto in un’Europa già sotto stress per inflazione, transizione energetica e politiche industriali, l’aumento della spesa militare diventa una questione politicamente esplosiva.
Inoltre, il tema è strettamente legato ai rapporti con gli Stati Uniti: la pressione per “fare di più” sulla difesa europea è stata ribadita più volte dalla politica americana e trova oggi un nuovo eco nelle capitali europee più atlantiste. In questo quadro, la Germania sembra voler dimostrare che l’Europa può diventare più autonoma senza indebolire la NATO, mentre la Francia continua a insistere su un concetto di autonomia strategica che non sempre coincide con le priorità tedesche.
Il rischio, tuttavia, è che la discussione sulla spesa
militare diventi un terreno di scontro tra i due principali pilastri politici dell’Unione Europea, indebolendo proprio quel sempiterno progetto di difesa comune che entrambi dichiarano di voler costruire.