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L'analisi

“Una rete di basi militari segrete”: così la Cina vuole sfidare gli Usa in Asia

Dal Laos alla Cambogia, passando per il Myanmar, Pechino rafforza la propria presenza militare nel Sud Est Asiatico. Ecco a cosa punta il Dragone

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In Laos l’esercito cinese ha appena aperto un nuovo avamposto nello stesso sito utilizzato come aeroporto dalla Cia ai tempi della guerra del Vietnam. La base in questione, situata a circa 65 chilometri a nord della capitale laotiana Vientiane e a soli 40 chilometri dal confine con la Thailandia, comprende il Centro congiunto di supporto e addestramento Cina-Laos presso l’aeroporto di Ban Keun e l’Accademia di aviazione dell’amicizia Cina-Laos. È uno dei segnali più emblematici di come Pechino stia cercando di estendere la propria influenza strategica nel Sud Est Asiatico, una regione cruciale nella competizione con gli Stati Uniti. L’obiettivo del Dragone? Creare presumibilmente una rete di installazioni, accessi privilegiati e accordi con governi amici per vincere il duello a distanza con Washington nel proprio “cortile di casa”.

La base cinese in Laos

Per capire meglio la strategia cinese è utile partire proprio dal Laos. Le immagini satellitari mostrano una pista di circa due chilometri, piazzole per 22 velivoli e otto aerei militari, probabilmente jet da addestramento e attacco leggero di fabbricazione cinese. La struttura, ha ricordato la Cnn, sorge in un’area che durante la guerra del Vietnam veniva utilizzata da Air America, compagnia legata alla Cia.

Dal canto suo Pechino sostiene che il centro serva esclusivamente a rafforzare l’addestramento dei piloti laotiana, anche se la rapidità dei lavori e le caratteristiche dell’aeroporto alimentano il sospetto che possa diventare una vera base operativa. Per ora non ci sono prove che sia destinato a ospitare stabilmente forze da combattimento cinesi.

La rete del Dragone

La struttura in Laos potrebbe in ogni caso essere soltanto la punta dell’iceberg, o comunque un tassello di un mosaico molto più grande. Asia Times ha ipotizzato addirittura la presenza di un modello che legherebbe gli investimenti della Belt and Road Initiative all’espansione della presenza militare cinese.

Un esempio? La ferrovia da circa sei miliardi di dollari che collega il Laos alla Cina, insieme a dighe, miniere e altre infrastrutture, che ha aumentato la dipendenza economica di Vientiane da Pechino.

Lo stesso schema sarebbe emerso in Cambogia, dove la Cina ha finanziato l’ammodernamento della base navale di Ream, sul Golfo di Thailandia. Inaugurata nella sua nuova configurazione nell’aprile 2025, la struttura dispone di un molo in grado di accogliere navi militari più grandi e di infrastrutture per la manutenzione. Phnom Penh nega che sia una base esclusivamente cinese, ma le navi di Pechino vi hanno già sostato per periodi prolungati.

Got some fresh imagery (11-29-2022) of China’s under-construction (and long-denied) naval base at Ream, Cambodia. Looks like lots of progress in previous months (6-2022 provided for comparison): newly-cleared areas, new structures built or under construction, and some new piers. https://t.co/glUGwnT7IN

— Tom Shugart (@tshugart3) January 14, 2023

L’importanza del Myanmar

Un terzo tassello coincide con il Myanmar dove la Cina punta a proteggere investimenti, infrastrutture energetiche e collegamenti con l’Oceano Indiano. Il corridoio economico sino-myanmar comprende il porto in acque profonde di Kyaukphyu, sul Golfo del Bengala, e progetti stradali e ferroviari diretti verso lo Yunnan.

Dopo il colpo di Stato militare del 2021 e il ritorno delle sanzioni occidentali, Pechino ha rafforzato i rapporti con la giunta. Attenzione poi a una legge entrata in vigore nel 2025 consente alle società di sicurezza straniere di operare nel Paese: società cinesi possono così proteggere oleodotti, gasdotti e siti estrattivi, creando una presenza armata indiretta. Non per forza basi militari tradizionali, ma punti d’appoggio che aumentano comunque la capacità cinese di proteggere i propri interessi e di muoversi nella regione.

La competizione con gli Usa

La strategia della Cina non equivale a una sfida militare alla pari con gli Usa. Foreign Policy ha giustamente scritto che la presenza cinese all’estero resta molto più limitata rispetto alla rete globale statunitense e che l’installazione laotiana, da sola, non modifichi gli equilibri regionali. La sua importanza dipenderà semmai dall’eventuale arrivo di sistemi di difesa aerea, depositi di carburante e munizioni, apparecchiature di sorveglianza e velivoli più avanzati.

A preoccuparsi potrebbero essere soprattutto Vietnam e Thailandia, Paesi vicini, partner economici, ma con interessi strategici spesso diversi. Nel frattempo la Cina continua con il suo piano: costruire una presenza poco appariscente ma potenzialmente utile in caso di crisi nel Mar Cinese Meridionale o attorno a Taiwan.

Laos | Satellite imagery shows new China-Laos military support and training complex at Ban Keun Satellite imagery from Vantor shows major new construction at Ban Keun, around 50 km north of Vientiane, including a paved runway, parallel taxiway, apron and multiple new buildings. China’s Ministry of National Defence says the China-Laos Joint Support and Training Center and the China-Laos Friendship Aviation Academy are now operational and jointly maintained by both countries. Construction began in late 2025 on land that had previously been largely agricultural. Beijing says the facility is intended to support training of Lao air force pilots and is “not directed against any third party.” The site could also provide the PLA with persistent access to a logistics hub in Laos. Satellite image: Vantor, 2 September 2026

— MizarVision (@MizarVision) September 30, 2026
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