Il dispetto del Brasile: il visto per gli italiani durerà solo tre mesi

Il terrorista pluri-omicida Cesare Battista è libero di farci i propri comodi. I turisti italiani devono, invece, far molta attenzione a non passarci un giorno in più dei 90 giorni concessi dal visto. Un tempo in Brasile tutto era più semplice. Potevi entrare con un visto di tre mesi e ottenere una proroga per altri tre. I bei tempi sono finiti per sempre.
Il semestre di vacanze sulle spiagge del Nordest paradiso di tanti pensionati è un bel ricordo del passato. Da luglio un bel timbro con la scritta «improrogabile» sovrasta il visto concesso agli italiani. Forse non è rappresaglia. Forse non è una discriminazione, come fa intendere un’interrogazione alla Farnesina del deputato Pd eletto in Sudamerica Fabio Porta. Di certo non neanche è una cortesia. E se si aggiunge che la norma è stata introdotta un mese dopo la liberazione di Battisti il sospetto di un dispettuccio agli italiani monta prorompente.
Tra i nostri connazionali la voce circola da settimane. «Da quanto fanno capire qui la novità è proprio la conseguenza del caso Battisti» – spiega al telefono Michele, un imprenditore italiano che lavora con i turisti nella zona del Nordeste. «A me l’ha raccontato un funzionario brasiliano che si occupa di visti e permessi di soggiorno: «Cari italiani vi siete messi nei guai, qui per voi - mi ha detto - non sarà più la stessa cosa». Tutto causa - sostiene Michele - dell’orgoglio carioca . «I brasiliani sembrano simpatici e disponibili, ma se li affronti su questioni di principio te la fanno pagare».
L’orgoglio carioca in altri casi è ben pronto a chiudere un occhio. O anche due. «Ovviamente qui valgono anche altre regole - racconta Giovanni, un italiano abituato a lunghi soggiorno nel Paese - se vuoi prendere un permesso per le vie legali ci metti molti mesi, anche se hai tutte le carte in regola. Se invece hai una fedina penale nera come il carbone, ma sei pronto a pagare tutto è più facile. Il caso Battisti, se non ve ne siete ancora accorti, è solo la punta dell’iceberg. Qui è pieno di latitanti italiani che le autorità si guardano bene dall’infastidire».
Una cosa sono le voci e le sensazioni, un’altra la realtà diplomatica. All’ambasciata italiana di Brasilia, contattata telefonicamente da Il Giornale, il clima è di grande cautela.
I funzionari pur parlando del caso pregano di non far nomi. L’impressione è quello di un clima teso dove anche una virgola fuori posto può causar danni. «I brasiliani – spiega un consigliere - aggiornano periodicamente il regime di esenzione dal visto. L’accordo bilaterale con l’Italia risale agli anni 60 e prevede un esenzione per i cittadini dei due Paesi di 90 giorni all’anno. La prassi dei 90 giorni più 90 non era dal loro punto di vista garantita da alcun accordo e dunque hanno ripristinato la situazione originaria».
La situazione a questo punto non garantisce più, però un regime di reciprocità. «In effetti a luglio dopo l’abolizione della proroga e le segnalazioni dei nostri concittadini – ammette il consigliere – abbiamo trasmesso una nota verbale al ministero degli esteri di Brasilia spiegando che noi continuiamo a riconoscere ai brasiliani la possibilità di prorogare di 90 giorni i primi tre mesi di soggiorno in Italia e che quindi la reciprocità è di fatto violata». La nota verbale, nonostante l’incontro di sabato a Washington tra il ministro Franco Frattini e l’omologo brasiliano Antonio Patriota, attende ancora una risposta ufficiale.
I brasiliani si giustificano sostenendo di aver bisogno di tempo. Ma da quanto si intuisce tutto potrebbe restar fermo fino alla ratifica del trattato con Bruxelles destinato ad uniformare il trattamento per tutti gli stranieri provenienti dell’Unione Europea.
Nel frattempo l’Italia deve un’altra volta abbassar la testa ed aspettare.

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