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Come "dogmi" la fede in Cristo e l'amore per la libertà

Temeva che il potere potesse controllare l'educazione dei giovani

Come "dogmi" la fede in Cristo e l'amore per la libertà
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È morto nella sua abitazione di Cesi di Terni, dopo una lunga malattia, il filosofo Dario Antiseri. Nato a Foligno nel 1940, dopo l'università a Perugia aveva perfezionato i suoi studi in vari atenei europei. Allievo di Karl Popper, del quale aveva diffuso in Italia il pensiero anche attraverso una delle più note biografie pubblicata per Rubbettino, aveva applicato il razionalismo scientifico dell'epistemologo austriaco a vari ambiti del sapere.

La morte di Dario Antiseri ci priva di una persona generosa e affabile, ma soprattutto di un grande studioso cattolico e liberale: un credente che attribuiva un altissimo valore alla libertà individuale. Non fu comunque un cattolico liberale di stampo ottocentesco: alla maniera di Antonio Rosmini o Alessandro Manzoni. In tal senso il suo è stato un percorso quanto mai originale.

Filosofo della scienza, iniziò a fare ricerca occupandosi di positivismo logico, prima, e Karl Popper, poi. Ed è soprattutto quest'ultimo che lo portò a sviluppare quella spietata critica dello scientismo che caratterizzerà l'intera sua opera. In Popper scopre un'umiltà che fa propria e di cui avverte tutte le implicazioni civili. Per giunta, l'idea di società aperta in lui acquisisce un senso del tutto nuovo grazie all'incontro con gli autori della scuola austriaca dell'economia: Menger, Böhm-Bawerck, von Mises, von Hayek. L'interesse per questo filone genererà studi e ricerche, ma anche fondamentali traduzioni (in particolare per le edizioni Rubbettino) e splendidi convegni, spesso grazie a quel Centro di metodologia delle scienze sociali della Luiss che animò insieme ad altri studiosi. In questi anni il suo impegno è a favore di un rinnovamento delle scienze umane che riconosca la fondatezza dell'individualismo metodologico: quell'idea condivisa da autori molto diversi secondo cui ogni fenomeno sociale è il risultato di azioni individuali, perché solo il singolo esiste, pensa e agisce. Anche se talvolta affermiamo che la Francia invase la Germania oppure che la borghesia si schierò contro una data riforma, dovremmo avere presente quanto questo linguaggio sia inadeguato dato che ad agire furono alcuni francesi e alcuni borghesi. Nella ricerca di Antiseri le implicazioni di tutto ciò erano evidenti. Se ogni fenomeno sociale risulta dal comporsi dell'agire di molteplici singoli, un filone importante di studio sarà quello degli "effetti non voluti", distorsivi e talvolta poco visibili, delle cosiddette decisioni collettive: in genere assunte da alcuni a nome e per conto di altri. Alla fine del secolo scorso, così, il suo gruppo di ricerca diventa un riferimento importante della cultura del tempo, coinvolgendo alcuni dei protagonisti della scena intellettuale: da Raymond Boudon a Hans-Georg Gadamer. Ed è dal dialogo con quest'ultimo che Antiseri avvierà una sua rilettura originale dell'ermeneutica, proprio in rapporto con la scuola austriaca.

Certo nell'esperienza di Antiseri è stata centrale la fede cristiana. D'altra parte ancor più che a Popper oppure a Hayek, egli guardava a Blaise Pascal: un grande fisico e matematico che scoprì l'alternativa secca tra le (presuntuose) pretese della ragione umana e l'oggettività di una trascendenza che deve portarci a riconoscere la nostra pochezza. In un certo senso, con la sua enfasi sulla fede e la sua critica alla metafisica, Antiseri ha riattualizzato temi di secoli fa, a partire dalla critica francescana (tra Duns Scoto e Guglielmo d'Occam) all'aristotelismo cristiano della Scolastica. In uno dei suoi libri più discussi (Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano, 2003) espose le ragioni teoretiche di questo essere scettico in filosofia e credente in Dio. Come per David Hume, infatti, anche per Antiseri esiste una distanza incolmabile tra fatti e valori. Ne discende che "l'informazione non produce imperativi. E, dunque, non è logicamente possibile passare dall'essere al dover essere". Un uso corretto della ragione, quale conviene al filosofo, deve di conseguenza riconoscere ciò che è irriducibilmente oltre ogni umana comprensione. Se questo aiutava Antiseri a contrastare il dirigismo socialista, al contempo lo portava a contestare entrando in tensione con molti amici cattolici e liberali l'intera tradizione giusnaturalista.

Pensatore originale e uomo libero, Antiseri cercò pure di favorire cambiamenti in grado di valorizzare al massimo l'autonomia della società civile. Al riguardo è particolarmente meritorio il suo pluridecennale impegno per la libertà educativa.

Come uno degli autori che più amava, Luigi Sturzo, egli era persuaso che tra le molte libertà che lo statalismo ci ha sottratto questa sia senza dubbio una delle più preziose, anche perché dove il potere controlla l'educazione dei giovani la società si fa sempre più debole, passiva, manipolabile.

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