Don Gallo, cappellano di tutte le giunte chic

Professione "prete di strada", fa e disfa le giunte

Genova - Giusto per restare agli ultimissimi giorni, don Andrea Gallo, professione «prete di strada», fra le altre cose: a) è andato in televisione a In onda su La7 per dire che è stato invitato a Sanremo e che gli piacerebbe cantare L’Internazionale sul palco del teatro Ariston; b) ha benedetto una manifestazione per chiedere la liberazione dei No Tav arrestati dopo le violenze in Val di Susa e l’inchiesta del procuratore Caselli: «Sono con voi spudoratamente e incondizionatamente per una resistenza democratica e rivoluzionaria»; c) ha difeso Adriano Celentano dalle critiche al suo cachet troppo alto a Sanremo: «Le critiche a lui sono insostenibili. Vogliamo elencare i compensi enormi ingiustificati? Pensioni d’oro, vitalizi, liquidazioni, privilegi?»; d) ha posato come testimonial, con il classico sigaro in bocca, per i manifesti sei per tre affissi su tutti i muri di Savona contro la centrale a carbone di Vado Ligure; e) ha festeggiato la vittoria del suo candidato Marco Doria alle primarie del centrosinistra a Genova, «ancora una volta laboratorio della democrazia».

Ma i punti a), b), c), d) ed e) sono solo il riassunto minimo degli ultimi tre giorni di don Gallo che più che un sacerdote è quasi la trasposizione terrena del suo Principale: riesce ad essere contemporaneamente uno e trino, partecipando ad almeno tre cortei, conferenze, comizi e dibattiti. Contemporaneamente.

E così, in mezzo a tutti questi impegni, don Andrea riesce anche ad essere il king maker del centrosinistra, colui che fa e disfa le giunte e, soprattutto, l’uomo che sceglie i sindaci. È successo, ad esempio, a Milano, dove don Gallo ha puntato forte su Pisapia, che poi ha ricambiato portandolo in giro sui palchi come una Madonna pellegrina, persino per il veglione di San Silvestro. Addirittura, gli uomini di Marta Vincenzi l’hanno coccolato al punto di non organizzare la festa dell’ultimo dell’anno a Genova; invece, hanno fatto una conferenza stampa con turibolo per don Gallo per consigliare ai genovesi di spostarsi in massa verso il capoluogo lombardo, gemellato in nome di Pisapia. Almeno così credeva Marta Vincenzi che lo scorso anno aveva incassato il sostegno forte e chiaro di Nichi Vendola: «Dove c’è un sindaco appoggiato da noi che ha fatto il primo mandato, non servono le primarie, noi lo appoggeremo ancora». Poi, ci si è messo di mezzo il don e Nichi ha cambiato idea: «Avevo detto che appoggiavo Marta? Io mi fido di quel che dice don Gallo». Insomma, altro che grande elettore, grandissimo.

Logico quindi che la Vincenzi voglia spennare il Gallo, talmente appassionato di Doria da raccogliere le firme per strada - che venga di qui la definizione di «prete di strada»? - insieme a lui. L’altro giorno ha cinguettato su Twitter: «Da maggio a Genova basta con ’sta fissa delle infrastrutture e di Smart Cities. Vuoi mettere come è meglio parlare di beni comuni? Specie se benedice don Gallo». E poi: «Oggi le donne riescono a non farsi uccidere quando perdono. A proposito, chissà dove sarebbe stato don Gallo al tempo di Ipazia?». Poi, ieri, nel caso non fosse stata abbastanza chiara, ha ribadito a Radio 24: «Il primo aggettivo che mi viene in mente per don Gallo è magnifico. Il secondo però è narciso. Io sono una donna e riconosco in don Gallo una propensione al maschilismo». Sarà. Certamente, don Gallo ha una propensione alle frequentazioni vincenti. Perché sarà pure un «prete di strada», ma a Genova è apprezzato da tutti i potenti: nei salotti buoni non si può iniziare un discorso senza dire «bè, però, don Gallo...» con conclusione (positiva) a scelta, su qualsiasi tema dello scibile umano; la Regione Liguria di Claudio Burlando ha stanziato 10mila euro per la festa del suo ottantesimo compleanno. E don Andrea ha ricambiato cantando Bandiera rossa insieme al governatore ligure e a Gino Paoli lo scorso 25 aprile, alzando al cielo calici di vini prestigiosissimi a denominazione di origine controllata scelti personalmente dal patron di Eataly Oscar Farinetti, uno che ha fatto dell’eccellenza gastronomica la sua ragione di vita.
Le cronache non precisavano se si trattasse di bollicine millesimate.