È entrata in funzione, alla Fondazione Don Gnocchi, la prima Biobanca dedicata alla riabilitazione. Per la prima volta i campioni biologici dei pazienti serviranno a comprendere come funziona il processo di guarigione, in ciascun paziente. La caratteristica del nuovo approccio - previo consenso del donatore - è quella di scandire il percorso di cura con la raccolta dei campioni biologici: prima del trattamento, durante e dopo. Il confronto permette di osservare come l'organismo cambia, non in tutti allo stesso modo. Gli indicatori biologici raccolti (sangue, plasma, siero, DNA, saliva) hanno anche una funzione predittiva, ossia consentono ai medici di capire in anticipo se il tal paziente risponderà o meno a una precisa terapia. Proprio come avviene con la chemioterapia nei tumori.
I campioni verranno conservati per 25 anni (a meno che il diretto interessato non ne chieda prima l'eliminazione) nei bidoni di azoto liquido a una temperatura fra -80 e -150 gradi. I risultati che riguardano malattie neurodegenerative, pneumologiche, cardiovascolari e cerebrovascolari, oltre ai disturbi di competenza neuropsichiatrica infantile e alla fragilità legata all'invecchiamento, saranno poi condivisi tramite letteratura scientifica. La Fondazione Don Gnocchi ha ambulatori e ricoveri in 9 regioni, nel 2025 ha avuto 356mila961 pazioenti. La Biobanca è costata 800.000 euro ed è stata realizzata anche grazie al sostegno del Ministero della Salute, della Banca d'Italia e della Fondazione Barbaglia.
La direttrice scientifica della Fondazione, Maria Cristina Messa, ha precisato: "Come per i farmaci, molti pazienti, seppur affetti da patologie simili, rispondono in maniera diversa. Poter conservare i campioni biologici in una banca permette di dare sostanza a studi longitudinali che possono durare anche anni, conservando ciò che il paziente ci ha affidato come un bene prezioso". Il direttore scientifico dell'Irccs S.
Maria Nascente di Miano, Mario Clerici, ha ricordato che "i biomarcatori predittivi rappresentano una delle sfide più rilevanti della ricerca biomedica, consentendo di superare approcci standardizzati e di leggere la traiettoria di recupero di ogni singolo paziente".