La donna inseguita dal destino Si salva dal jet, muore in auto

DRAMMA Johanna, 64 anni: «Un miracolo». Poi è salita in macchina. Per l’ultima volta

La donna inseguita dal destino Si salva dal jet, muore in auto

Quello che dovrebbe essere lì e che invece per una coincidenza qualsiasi si trova da un’altra parte, quello che non dovrebbe trovarsi lì e che invece per una stranissima combinazione capita proprio lì, all’ultimo appuntamento. Tutte le disgrazie e tutte le calamità, di cielo, di mare e di terra, si portano dietro il loro carico di storie incredibili e surreali, a conferma che il destino non si limita a fissare dei luoghi e delle date, ma quasi si diverte giocando con la nostra precarietà. L’abbiamo imparato dall’alba del mondo, lo riscopriamo ogni volta andando a rovistare tra le macerie di un terremoto o tra i resti di un incidente, lo sappiamo bene quant’è strana questa lotteria della vita e non dovremmo neppure più stupirci. Eppure, ogni volta ci restiamo come fosse la prima volta, perché in definitiva non ce la facciamo proprio ad accettarla, questa bislacca regola del gioco, che ci pone sempre in balìa del caso e non ci lascia la minima possibilità di modificare qualcosa.
Inevitabile: anche l’ultimo disastro del volo Air France sta riportando in superficie il suo cumulo di combinazioni minime e personali, ciascuna unica e strana, quello che doveva essere lì e invece all’ultimo momento ha cambiato direzione, quello che non doveva trovarsi lì e invece per un miliardo di minuscole coincidenze è finito proprio lì, su quel sedile di quell’aereo, magari felicissimo di esserci arrivato per un pelo.
La signora Johanna Ganthaler, 64 anni, pensionata di Merano, su quel volo poteva esserci, assieme al marito Kurt, di tre anni più anziano, ma per uno strano caso della vita quel volo aveva alla fine evitato, preferendo l’aereo che partiva pochi minuti prima, destinazione Monaco di Baviera. I coniugi altoatesini, racconta il quotidiano Alto Adige, tornavano dopo un mese di vacanza in Brasile, un’indimenticabile vacanza a lungo sognata, in compagnia del figlio e della nuora, originaria di quei luoghi. Si erano finalmente concessi il viaggio dopo che pochi mesi fa avevano lasciato il negozio di elettrodomestici gestito per tanti anni nella loro Merano, in Corso della Libertà. Un mese in Brasile, finalmente il viaggio e il riposo attesi lungo un’intera vita di lavoro, con la giornata particolare del 64º compleanno festeggiato proprio lì, nella magìa di una terra esotica, nel calore della famiglia riunita. Sì, davvero un bellissimo mese, l’ultimo mese della signora Johanna. Come una generosa concessione del destino, prima di presentare nel modo più impietoso il suo conto fatale.
Alla fine del suo ultimo mese, Johanna atterra con la famiglia a Monaco. A Rio de Janeiro hanno incrociato i passeggiari del volo Air France per Parigi, il volo sul quale hanno pensato a lungo di salire, ma che per qualche strana concidenza - comodità, tariffa, presentimento? - alla fine hanno scartato. Nello scalo brasiliano si sono mescolati ai condannati, nelle file dei check-in o davanti alla cassa dei caffè, divisi soltanto da un’impalpabile diaframma del destino. Poi, ciascuno per la sua strada, incontro alla sua storia, là dove bisogna andare.
Quando arrivano a Monaco, Johanna e i suoi apprendono subito la notizia del disastro. Normale: per quanto scossi, per quanto addolorati davanti all’entità del lutto, non possono impedirsi di provare un’inconfessabile consolazione, quasi un inno alla buona sorte che ha voluto risparmiarli da una fine tanto atroce. Johanna e la sua famiglia sono certamente turbati, ma in modo molto naturale sentono improvvisamente di amare la vita un po’ di più...
È ora di tornare a casa. Il figlio e la nuora salgono su un’auto, Johanna e il marito su un’altra. Nonostante sia già sera, decidono di tornare subito a Merano, con una sola sosta per la cena a Innsbruck. I ragazzi vanno avanti. I genitori, a quella cena, non arriveranno mai. Gli agenti austriaci in servizio sull’autostrada che porta al Brennero non hanno molte spiegazioni: l’auto guidata da Kurt Ganthaler, scriveranno sul verbale, finisce fuori strada senza motivi apparenti. Fortemente probabile un colpo di sonno del guidatore. Per lui, conseguenze lievi e un carico insostenibile di pensieri foschi, che l’accompagnerà nel resto dei giorni. Per la sua amata moglie, compagna devota di una vita intera, la corsa invece è finita. Tutta la generosità della sorte se l’è giocata all’aeroporto di Rio, dopo la vacanza dei sogni, scansando di un nulla l’aereo della morte. Il bonus è esaurito, non c’è più alcun motivo per provare gratitudine nei confronti del destino. Il marito di Johanna, anzi, si ritroverà qualche volta a rimpiangere malinconicamente di non essere salito con sua moglie sul volo Air France, per chiudere assieme a lei, nella stessa ora e nello stesso luogo, la dolce avventura comune, evitandosi quest’appendice di rimpianti.
Incapaci di trovare parole e spiegazioni adeguate, di fronte all’imperscrutabile disegno che ci sovrasta, siamo soliti definire queste storie incredibili e surreali. Come se non avessimo mai imparato che invece sono realissime, frequentissime, quasi normali.

Le storie di tutti i giorni, sui voli intercontinentali come dentro il condominio, sono accomunate dallo stesso filo, sottilissimo e fragilissimo. E non c’è niente che possiamo fare. Il segreto per affrontare il destino l’hanno spiegato i sapienti: inutile sperare di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, bisogna solo farsi trovare pronti.

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