Una donna ministro in Iran, la prima dai tempi dello Scià

TeheranNonostante le polemiche e le critiche piovute sul presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad anche dal campo conservatore dopo la sua rielezione nelle contestate presidenziali del 12 giugno, il Parlamento si è mostrato ieri compatto nel concedere la fiducia a 18 dei 21 ministri da lui proposti per il nuovo governo. I bocciati sono stati tre, nessuno in ministeri chiave, contro i quattro del 2005, all’inizio del suo primo mandato.
Forte di questo successo, Ahmadinejad ha subito rilanciato la sfida nel braccio di ferro con l’Occidente sul programma nucleare. L’Iran, ha detto, non è affatto preoccupato per l’eventuale imposizione di nuove sanzioni, che anzi «accoglierebbe con favore».
E proprio ieri il capo di gabinetto della presidenza, Esfandiar Rahim-Mashai, ha confermato che Ahmadinejad sarà a fine settembre a New York per intervenire all’Assemblea generale dell’Onu, sfidando il rischio di clamorose contestazioni.
Un’approvazione plebiscitaria è stata tributata dal Parlamento al ministro della Difesa Ahmad Vahidi, ricercato dall’Interpol nell’ambito di un’inchiesta per un attentato avvenuto nel 1994 all’Associazione di mutua assistenza israelo-argentina (Amia) di Buenos Aires, che fece 85 morti e 200 feriti.
L’assemblea ha anche concesso la fiducia alla prima donna ministro della Repubblica islamica, la ginecologa Marzieh Vahid-Dastjerdi, che diventa titolare del dicastero della Salute. Bocciate invece le altre due donne candidate: Susan Keshavarz per l’Istruzione e Fatemeh Ajorlu per il Welfare. Con loro, non ha passato la prova del voto il ministro designato dell’Energia, Mohammad Aliabadi.
Il nuovo governo può mettersi comunque da subito al lavoro in attesa che Ahmadinejad nomini, entro tre mesi, i candidati ai tre ministeri rimasti vacanti.
Dopo le polemiche che avevano investito alcuni di loro, i candidati ai ministeri chiave sono risultati promossi, compresi quelli dell’Interno e dell’Intelligence. Confermato anche, all’Università e ricerca scientifica, Kamran Daneshju, che in occasione delle contestate presidenziali di giugno è stato capo del quartier generale elettorale del ministero dell’Interno.
Concessa la fiducia anche al ministro del Petrolio, Massud Mir Kazemi, che era stato accusato di non avere abbastanza competenza nel settore che rappresenta la prima fonte di entrate per lo Stato. Nel 2005, invece, proprio il ministro del Petrolio era stato fra i quattro candidati ministri bocciati.